Eccidio di Porzûs: Anpi presente per la prima volta alle celebrazioni

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“La democrazia non è un dono, ma una conquista”, ha dichiarato il sindaco di Faedis, Claudio Zani, alla cerimonia ufficiale del 72° anniversario dell’eccidio di Porzûs che si è svolta ieri.

Cerimonia alla quale, come riportano i giornali delle edizioni del Friuli, hanno partecipato per il Governo, il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, per la regione Friuli Venezia Giulia, la presidente Debora Serracchiani e, per la prima volta, anche una delegazione dell’Anpi, guidata dal presidente regionale Dino Spanghero.

Dopo oltre 70 anni dalla tragedia di Porzus, dunque, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia presente alla celebrazione della strage “tra comunisti” avvenuta tra il 7 e il 18 febbraio a Faedis, in Friuli Venezia Giulia. Un eccidio -considerato uno dei più tragici e controversi della Resistenza italiana- che fu (ed è tutt’ora) fonte di numerose polemiche, eccessi e aberrazioni per le motivazioni con il quale venne eseguito.

Leccidio di Porzûs consistette nell’uccisione, fra il 7 e il 18 febbraio 1945, di diciassette partigiani (tra cui una donna, loro ex prigioniera) della Brigata Osoppo, formazione di orientamento cattolico e laico-socialista, da parte di un altro gruppo di partigiani – in prevalenza gappisti – appartenenti al Partito Comunista Italiano.

Traditori e traditi, insomma, che finalmente, con molta fatica e non ancora in maniera definitiva, sono riusciti a trovare un punto di incontro e mettere fine a 72 anni di polemiche. In molti, più che di una “pacificazione”, hanno parlato di “resa”. Di un atto tardivo di realismo e di buon senso dopo anni di censure.

Aspettiamo che gli stessi partigiani riconoscano, prima o poi, le loro colpe anche per gli altri orrendi crimini compiuti, alcuni dei quali avvenuti a guerra finita. Come l’eccidio di Schio (clicca qui).

 

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