La volontà di Pd e Magistrati di controllare la Difesa

Difesa

E’ il quotidiano “Il Giornale” che lo afferma, spiegando il modo con cui si ha intenzione di mettere le mani sulla Difesa.

Una bella torta, quella che gestisce il Direttore nazionale degli armamenti. Una figura prestigiosa e fino ad oggi abbinata a quella del Segretario nazionale della Difesa, che gestisce e decide in merito ai programmi futuri e gli investimenti in fatto di armi.

Una carica strategica, di un certo peso (economicamente parlando) su cui Pd e Magistratura vogliono avere voce in capitolo. Da sempre è stata ricoperta da un militare scelto tra generali dell’Esercito, Marina ed Aeronautica, ed in previsione della scadenza dell’attuale detentore del ruolo si ha intenzione di estendere l’affidamento anche a “civili” scelti tra magistrati ordinari amministrativi e contabili, avvocati dello Stato, dirigenti della Pubblica Amministrazione oppure professori ordinari di diritto o economia aziendale.

In questo, praticamente, è contenuta la “svolta” racchiusa nella nuova bozza di legge che ridisegna la Difesa. E non è difficile intravedere tra le righe del provvedimento la volontà di “scippare” prerogative storicamente riservate a persone che provengono da un certo mondo.

Etichettata come una “riorganizzazione dei vertici del ministero della Difesa e relative strutture. Deleghe al governo del modello operativo delle forze armate, per la rimodulazione del modello professionale e in materia di personale del ministero della Difesa, per la riorganizzazione del sistema della formazione, nonché di materia di semplificazione normativa dell’ordinamento militare”, la bozza di ddl in realtà non ha nulla in comune con il risparmio di denaro ed il contenimento dei costi e delle risorse umane.

Prevede infatti lo sdoppiamento della carica di Segretario Generale della Difesa con quella, come detto, del Direttore nazionale degli armamenti. E si andrebbe a creare così una nuova figura di vertice, con relativa catena di comando e staff apposito che graverà sulla collettività con i costi per il suo mantenimento ed una sede apposita.

I papabili per salire ad un posto tanto ambito? Semplice: portavoce di ministri, segretari affidabili e fedelissimi, magistrati dediti a fare politica, uomini di partito con alle spalle incarichi in altri poteri dello Stato.

Alla faccia ovviamente della “spending review” e dei sacrifici richiesti ai contribuenti.

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