Repubblica e i soliti attacchi razzisti e fascisti ai tifosi laziali

Uno, due, tre, via. Puntuale, come un orologio svizzero, è ripartita la macchina mediatica contro i tifosi della Lazio.

Questa volta é stato il turno di Repubblica che, l’altro ieri, ha pubblicato un articolo, praticamente da querela se fossero stati riportati i nomi di qualche tifoso. È bastato uno striscione sul muro di Formello ed ecco parlare nuovamente di fascisti, nazisti, razzisti. Come un disco rotto.

I neri dopo gli ebrei. La rischiosa follia della curva e gli avvisi della malavita“. Apriti cielo, ma come si può partorire un simile titolo?

Tutto nasce dallo striscione di alcuni tifosi laziali (esposto due giorni fa) rivolto a Keita e Tounkara: “Abbassate la cresta o ve la tagliamo noi“. Un messaggio forte per i due calciatori che, sia dentro che fuori dal campo, si sono spesso lasciati andare ad atteggiamenti di sicuro poco professionali. Mancando anche di rispetto a società e tifoseria. Una sorta di richiamo all’ordine, dunque, il monito della piazza. Forte sì, sicuramente. Da condannare? La maggioranza dell’opinione pubblica lo ha fatto. Ma nulla a che vedere con il razzismo (basta poi leggere lo striscione e il suo contenuto). Anche perché in passato (e anche ora) sono stati contestati pure giocatori bianchi. Non è di certo il fatto che siano di colore Tounkara e Keita a far sì che vengano criticati o meno.

Ma Repubblica ci è andata giù pesantissimo. “Basta osservare lo striscione di Formello, osservarne i caratteri ricorrenti sui muri di Roma, imbrattatati di nefandezze, per capire da dove viene“. Ed ancora “se ci sono quindi due che fanno di testa loro e che magari hanno anche la pelle scura – perché si sa quelli neri mica piacciono a tutti e dunque scontano pure questa grave colpa- ecco che i laziali Keita e Tounkara si ritrovano avvertiti”.

Un simile atteggiamento e accanimento da parte dei giornali (se poi sono schierati a sinistra non gli pare vero) si manifesta solo nei confronti dei tifosi biancocelesti. Da decine di anni ormai.

Ma non si poteva scrivere solamente tipo “striscione intimidatorio degli ultras laziali nei confronti di Keita e Tounkara” senza per forza metterci la storia del colore della pelle e del razzismo? Evidentemente no.

Per finire, come se non bastasse, Repubblica ha anche ironizzato sulla decisione del giudice che ha ritenuto di non punire due sostenitori capitolini, denunciati per il coro “romanista Ebreo”, definito “non di stampo razziale, ma irridente nei confronti dell’avversario”.

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