Epilessia, i “falsi miti” da sfatare e il riconoscimento della guarigione

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Oggi, 13 febbraio, si celebra la giornata mondiale dell’epilessia che colpisce 65 milioni di persone a livello globale (500mila solo in Italia). Una patologia molto discriminante (spesso confusa con un ritardo mentale) e nei confronti della quale ci sono molti, troppi pregiudizi.

Proprio per questo è fondamentale conoscerla. Si tratta di una malattia che colpisce, generalmente, nella prima infanzia o una volta superati i sessant’anni di età ed è caratterizzata da un funzionamento anomalo dell’attività elettrica del sistema nervoso cerebrale. Le cause dell’epilessia non sono ancora del tutto note, ma in linea di massima si tratta di un mix tra una componente genetica che predispone allo sviluppo della patologia e fattori ambientali (traumi, infezioni, tumori, ictus, stress).

La manifestazione più eclatante della malattia è la cosiddetta crisi epilettica che può andare da una semplice “assenza” del paziente, perso nel vuoto per qualche secondo, a crisi convulsive violente. Per parlare di epilessia occorre che vi siano almeno 2 attacchi entro 24 ore. Invece, per essere considerati “guariti” non bisogna aver avuto una crisi per dieci anni di fila. Occorre però un “pieno riconoscimento della guarigione” da questa malattia, in modo tale da essere riabilitati socialmente e vedersi restituiti dei diritti.

Per questo motivo l’Associazione italiana contro l’epilessia (AICE) ha deciso di inviare una lettera ai parlamentari della commissione Affari sociali, affinché venga avviato l’esame di una proposta di legge già depositata in questo senso: certificare la guarigione semplicemente attraverso un documento rilasciato dal medico. E vedersi restituire la propria vita.

Ecco i  “falsi miti” da sfatare: 

  • l’epilessia è non impedisce di lavorare: oltre il 70% delle persone colpite è in grado di svolgere qualsiasi attività al pari degli altri lavoratori. Basta prendere alcune precauzioni nel caso di crisi che possono compromettere la coscienza (evitare dunque quei lavori che implicano il doversi muovere su impalcature, evitare di far fare turni di notte a soggetti le cui crisi si scatenano a causa della privazione del sonno, e via dicendo).
  • non è immediatamente riconoscibile: la maggioranza dei pazienti è del tutto normale, sia dal punto di vista intellettivo che da quello emotivo ed affettivo.
  • non è vero che non si può guardare la televisione e usare i videogame. Il rischio c’è (ed è minimo) solo per i casi, peraltro non numerosi, di epilessia fotosensibile.
  • un bambino epilettico non è meno intelligente degli altri (tantomeno pericoloso).
  • non è vero che chi soffre di epilessia non può guidare la macchina o viaggiare in aereo. Per avere la patente bisogna non avere crisi da almeno due anni.Per quanto riguarda i lunghi viaggi, al solito occorre il buonsenso: basta farsi dare dal medico le corrette istruzioni per assumere i farmaci necessari al trattamento della malattia, tenendo conto di fusi orari e via dicendo. Solo i pazienti con crisi ad elevatissima frequenza e difficilmente controllabili devono evitare voli lunghi, ma solo perché non si hanno a disposizione adeguate strutture di soccorso nell’immediato.

 

 

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