Olio di Palma: definitivamente assolto dalla scienza

L’olio di palma non fa male. E che non se ne parli più. Lo ha dimostrato l’Università Federico II di Napoli.

Le possibilità di lavorare l’olio di palma senza rischi sono molte e vengono utilizzate dalle migliori industrie alimentari. Questa è la conclusione “processo” all’olio di palma tenuto a Napoli al Dipartimento di Farmacia della Federico II. Obiettivo: andare oltre gli allarmismi mediatici e fare chiarezza, una volta per tutte, sull’ingrediente sotto accusa.

Secondo i relatori, solo se lavorato a temperature sopra i 200 gradi e senza adeguati controlli tecnologici, l’olio di palma potrebbe sviluppare alcune sostanze potenzialmente nocive. Ma questo le industrie italiane lo sanno benissimo, eliminano infatti il rischio di agenti cancerogeni con strutture di ricerca qualificate.

Dopo aver chiarito questo punto, è stato poi affrontato il profilo lipidico dell’olio di palma. E’ stato spiegato che nella dieta giornaliera di un adulto i grassi saturi assimilati da prodotti, che potenzialmente potrebbero contenere olio di palma sono pochissimi rispetto a quelli assunti con altri cibi di consumo comune quali, ad esempio, carne e formaggio. Il discorso cambia quando si parla di bambini. In età infantile si ha un fabbisogno piuttosto elevato di acidi grassi saturi. A sottolineare questo aspetto che riguarda le primissime fasi di vita, è stato Benvenuto Cestaro, docente della scuola di dottorato in Nutrizione clinica e sperimentale dell’università di Milano. Il latte materno, ad esempio, contiene parecchi grassi saturi e la metà di essi è costituita proprio dall’acido palmitico di cui l’olio di palma è molto ricco. Pensa un po’.

Dello stesso parere della Federico II, è uno studio tedesco pubblicato su Stiftung Warentest, importante rivista di un’associazione indipendente di consumatori. La ricerca tedesca analizza proprio la situazione di alcune aziende italiane, pro e contro l’olio di palma e cita testualmente “la decisione di mettere l’olio di palma al bando è errata”.

Colossi come la Coop e Barilla si sono schierati contro, mentre Ferrero ha fatto una scelta diametralmente opposta. Basandosi su test condotti su varie creme di nocciola (analizzate nel 2016) lo studio dimostra che la Nutella ha evidenziato un tasso bassissimo, e non pericoloso, di contaminazione, a differenza di molti altri prodotti analoghi.

Insomma, possiamo stare tranquilli, continuare a mangiare Nutella e affini. E smetterla di demonizzare l’olio di palma.

Articoli correlati

*

Top