Fini-Montecarlo: la Fondazione An deve essere parte civile

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In via della Scrofa, storica sede di Alleanza Nazionale, le telefonate e le mail arrivano a raffica: iscritti ed ex-militanti vogliono sapere quando la Fondazione An darà l’annuncio di volersi costituire parte civile contro Gianfranco Fini e i Tulliani.

La casa di Montecarlo (lasciata in eredità dalla Contessa Colleoni per la “buona battaglia”) era uno dei beni pregiati ed è stato svenduto con la complicità ormai acclarata dell’ex Presidente del partito. E i vecchi iscritti, ma soprattutto i membri della Fondazione An, pretendono che l’immobiliarista di Montecarlo, il Badoglio della destra italiana, restituisca le centinaia e centinaia di migliaia di euro sottratte al patrimonio dell’istituzione.

D’altra parte, al vertice della Fondazione An c’è o non c’è un avvocato come Franco Mugnai? E allora si spicci a superare perplessità e riserve degli ex finiani ad un passo legale così drammatico per l’intera Comunità.

E già che ci siamo, c’è un altro problema non meno delicato da affrontare: può restare al vertice della gloriosa testata del Secolo d’Italia un direttore editoriale come Italo Bocchino? Cioè il braccio destro di Fini nella disastrosa avventura di “Futuro e Libertà”, uno dei più determinati nel difendere fideisticamente l’ex presidente di An, dicendone di tutti i colori contro i giornali e i giornalisti che denunciarono per primi lo scandalo della casa di Montecarlo e i torbidi intrecci coi Tulliani.

Bocchino già dovrebbe spiegare bene i suoi legami con l’immobiliarista Alfredo Romeo coinvolto nella delicatissima inchiesta giudiziaria sugli appalti della Consip. Ecco, sarebbe proprio il caso che qualcuno gli consigliasse di fare un passo indietro.

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