Raggi a Roma e Sala a Milano, due pesi e due misure

Raggi

La gente comune, piano piano, si sta accorgendo che il trattamento mediatico riservato a Virginia Raggi è quantomeno sospetto.

Aperture dei telegiornali, titoloni, appostamenti sotto casa. Il tutto per raccontarci (quanto siamo fortunati ad essere così meticolosamente informati) in merito alle dimissioni di un assessore comunale, in questo caso della Giunta Raggi.

Una pagliuzza rispetto a ciò che accade a Milano, dove un assessore dell’amministrazione guidata da Beppe Sala si permette da mesi di non rispettare una legge alla quale tutti dovrebbero obbedire.

La curiosa storia di Roberta Cocco è ben raccontata in un gustoso articolo di Mario Giordano ne “La Verità” di oggi. Non vi togliamo il piacere di leggerla, ma permetteteci di porre in risalto alcuni punti che ci sembrano veramente scandalosi e sui cui quasi tutti tacciono, affaccendati come sono a concentrarsi su ogni battito di ciglia di Virginia Raggi.

Esiste in Italia una norma, più precisamente il decreto trasparenza numero 33/2013 articolo 14, che obbliga “tutti i titolari di incarichi politici (quindi detentori di indirizzo politico, inclusi gli assessori, dice Giordano) a pubblicare l’ultima dichiarazione dei redditi”.

In nome della trasparenza, è ovvio. Mica è una prescrizione imposta per farci gli affari loro, ma per sapere solo quanto dichiara al fisco chi decide coscientemente di amministrare la cosa pubblica e influire sui nostri destini.

Roberta Cocco, invece, si rifiuta da mesi di pubblicare quanto ha guadagnato nell’ultimo anno. E lo fa impunemente, nell’assoluto silenzio di chi invece dovrebbe obbligarla a farlo, ma soprattutto senza che l’opinione pubblica sappia che un assessore non rispetta la legge.

La Cocco ha un curriculum di tutto rispetto. Negli ultimi 25 anni ha lavorato alla Microsoft e non c’è nulla di male (anzi) nel fatto che guadagni cifre principesche. Se lo merita, per le sue capacità e le sue competenze. Punto.

Ma passa dalla parte del torto quando cela pervicacemente la sua dichiarazione dei redditi, non pubblicandola come tutti. Ci nasconde  forse qualcosa? Oppure si sente al di sopra delle leggi che noi comuni mortali siamo costretti a rispettare?

Lei è la personificazione esatta della donna in politica che tutte le radical chic vorrebbero. E’ di sinistra, rilascia interviste piene di anglicismi che fanno tanto figo, è amante di Hillary Clinton e della sua visione del mondo, insomma il profilo giusto e conformista per essere accettata da quella parte politica che oggi pretende di dettar legge. Non rispettandola.

Dal canto nostro, invece, pretendiamo che il sindaco di Milano Beppe Sala le imponga di pubblicare il documento che certifica quanto ha dichiarato al fisco. E se lei si rifiuta di farlo la estrometta dalla giunta. Ma da uno che prima si è autosospeso e poi è ritornato autonomamente in sella, dimenticandosi di dichiarare le ville in Liguria e Sankt Moritz, c’è veramente poco da aspettarsi. Che poi i giornali ne parlino, ancora meno.

 

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