Germania campione: quando si vince non è mai una casualità…

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La Germania campione sale sul trono del Mondo. Meritatamente.

La vittoria di ieri contro l’Argentina –oltre ad aver stabilito che Messi non sarà mai Maradona, perché Diego le partite le vinceva da solo- è stato il trionfo di un popolo, di una Nazione fortissima in questo momento. Sia dentro che fuori dal campo. È stata la vittoria del gruppo unito, amalgamato alla perfezione, compatto. Dopo ventiquattro anni i tedeschi tornano padroni del pallone, si portano a casa (nel vero senso della parola) una coppa più che meritata e si consegnano alla storia. A vincere sono stati i migliori. Dopo i sette gol segnati al Brasile, in fondo, il Dio del Pallone aveva già scelto.

Una squadra formata da tedeschi puro sangue, ma anche di oriundi che si sono integrati perfettamente con i loro compagni. Perché alla fine contava solamente una cosa: vincere, nel nome della Germania. Così è stato, così doveva essere. Nessun successo nasce per caso. Le idee dei tedeschi per modernizzare il calcio hanno fatto centro. Non è un caso se questa squadra è stata e sarà una perfetta fusione tra il calcio germanico di una volta (forza, corsa, muscolarità) e quello di oggi (possesso palla, tecnica individuale, fantasia) frutto dell’apertura ai “nuovi” tedeschi. E così, se un Muller e Klose sono la rapidità e il senso del gol dei grandi attaccanti (e la storia teutonica ne propone tanti), Ozil è la fantasia e la geometria del calcio mediterraneo. E poi l’attenzione ai vivai, l’utilizzo dei giovani, gli stadi nuovi. Il Bayern Monaco che domina in Europa ha fatto da apripista per questo trionfo nazionale.

Una Nazione uscita con le ossa rotte dalle due guerre. Sconfitta. Ma, come tutte le popolazioni forti, è riuscita a rialzarsi  la grande Germania e adesso sembra tornata indistruttibile, inattaccabile. Nemmeno il muro di Berlino è riuscito a dividere quel popolo. Un popolo che è rimasto unito sempre. Nella buona e nella cattiva sorte, che ha saputo ricostruirsi, da solo, pezzo dopo pezzo (come il Giappone). Politicamente, economicamente e perfino dal punto di vista dell’integrazione.

Quella vista ai Mondiali brasiliani è una squadra che è lo specchio di un Paese in continua crescita, che dopo tanta sofferenza, adesso non conosce più tregua. Esulta la Merkel in tribuna, che non sarà simpaticissima e sicuramente nemmeno bella, ma che in Europa si è sempre fatta rispettare. Esultano i tedeschi perché con questo successo hanno suggellato il loro predominio mondiale.  Lavoro duro e tanto sacrificio. Questa è la Germania.

Nulla a che vedere con l’Italia che quell’unità di popolo l’ha conosciuta poche volte. Forse mai interamente. Parlando di calcio, la nostra tradizione è ottima e nessuno può sostenere il contrario. La Germania l’abbiamo fatto piangere tante, troppe volte. Il carro armato tedesco si è sempre schiantato contro la nostra Nazionale, che è riuscita a portarsi a casa quattro Mondiali ed estromettere svariate volte i teutonici dalle competizioni che contano. Ma questo per gli azzurri sembra solamente un lontano ricordo. Perché adesso, dal successo ottenuto proprio a Berlino solamente 8 anni fa, sembra passata una vita. Sta affondando l’Italia e si sta portando dietro anche il proprio calcio. Allenatori sbagliati, dirigenti sbagliati, investimenti e strategie sbagliate, come quelle di puntare per anni sull’eterno bambino viziato Balotellli. Sul cercare di interpretare il carattere di Cassano, sulla mediocrità di alcuni giocatori. Abbandonando quasi totalmente i giovani, non considerandoli, non puntando su di loro. E mentre avveniva tutto questo, mentre i calciatori italiani litigavano negli spogliatoi, mentre uscivano sconfitti sia contro la Costa Rica che contro l’Uruguay, la grande Germania vinceva. Convinceva ed umiliava gli avversari. Ne sanno qualcosa i padroni di casa del Brasile che di gol ne hanno presi 7, ma solo perché i tedeschi non hanno voluto infierire perché la partita sarebbe potuta tranquillamente finire 10 a 0. Questo perché l’ormai famosissimo “modello tedesco” esiste e funziona. Davvero. Sforna talenti a ripetizione. Scuola Bayern Monaco, scuola Borussia Dortmund, scuola Shalke 04, Amburgo e così via. Basti pensare che il match winner di ieri, Mario Goetze, è nato soltanto due anni dopo il successo della Germania in Italia nel 1990. Classe ’92, cresciuto nel Borussia (vincendo scudetti coppa di Germania e disputando una finale di Champions), è passato lo scorso anno al Bayern, conquistando altrettanti trofei. Il suo bellissimo gol realizzato ieri ha scritto l’ennesima pagina vincente tedesca. Una Nazione che ha avuto il coraggio di puntare sui giovani, accostati a giocatori forti ed esperti. Ha creduto nel mix multietnico. La forza della Bundesliga – a differenza di Italia ed Inghilterra che infatti non stanno ottenendo risultati- è quella di importare stranieri soltanto se ne vale realmente la pena. E non perché conviene a livello economico. In Italia si preferiscono sempre giocatori che vengono dall’estero.

E noi ? In confronto ai tedeschi siamo il  nulla. Perché in Italia si discute su Tavecchio o su Macalli per la corsa alla Presidenza FIGC. E su chi sarà il c.t. incaricato della ricostruzione della nostra Nazionale. E così facendo il calcio italiano morirà lentamente.

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