Carlo Conti? “E mannamolo a Mediaset”

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Carlo Conti

Quando Silvio Berlusconi si occupa di televisione parla ex cathedra: nessuno può mettere in dubbio la sua esperienza e competenza. Se l’ex Cavaliere vuole Carlo Conti a casa sua, non c’è dubbio che la cosa è un bene per Mediaset. Ma perché?

Il motivo è semplice. Mediaset ormai è leader nell’audience commercialmente più proficua. Ma non tutti gli inserzionisti sono così raffinati da capirlo. E quindi l’ex Premier ha bisogno di portare su Canale 5 un po’ di telespettatori più anziani e meno acculturati per fornire ai potenziali clienti numeri “generalisti” più impressionanti. E oggi chi è, senza mezzi termini e senza diplomazie dialettiche, il catalizzatore del pubblico più vecchio e più ignorante (nel senso che ignora)? La risposta è, senza la minima perplessità: Carlo Conti.

Ma allora che aspetta Campo dall’Orto a favorire questa dipartita? L’operazione servirà a svecchiare e a dare un pizzico di rinnovamento culturale a Raiuno. Ma, soprattutto, farà abbassare le penne a Carlo Conti e ai “conduttori” di trasmissioni Rai che si sono montati la testa, convinti di essere delle star indispensabili.

Questo fenomeno si è creato (e fortificato) negli anni di Fabrizio Del Noce: fortissimo con i deboli e sdraiato con i forti, il mitico inadeguato direttore di Raiuno di televisione non ha mai capito un accidente. Ma è stato tanto fortunato ad avere un vice come Angelo Teodoli che la materia la masticava alla grande e gli ha consentito di ricoprire senza danni il ruolo.

Del Noce, di fronte alle bizze di un “conduttorino” qualunque, sbracava sempre senza ritegno pur di non avere grane. E così anche un Carlo Conti qualsiasi – il cui unico merito è l’ignoranza ed un linguaggio basico adatto al pubblico meno acculturato – ha cominciato a pensare di essere una star. Questo perché nessuno gli ha mai spiegato che la costruzione del suo personaggio è merito della potenza del mezzo televisivo e non viceversa.

Nessuno gli ha detto che, in giro per l’Italia, ci sono migliaia di comuni ragazzotti sufficientemente ignoranti, con la faccia da bravo figlio del fornaio che, se mandati in onda tutti i giorni per una quindicina d’anni (facendogli fare cento costosi esperimenti di format diversi, con licenza di flop) alla fine persino loro riuscirebbero a fidelizzare il pubblico seduto in poltrona (e che, a quanto pare, non sa usare il telecomando).

Dare tanti soldi ad uno così, permettendogli di incidere sulle scelte della dirigenza Rai, è semplicemente immorale. Oltre che stupido. Perché non c’è dubbio che sulla scelta del management Rai di ingoiarsi la giusta decisione di escludere lo scenografo Riccardo Bocchini dai lavori preparatori di altri programmi dell’Azienda >>leggi qui<<, dopo aver appreso delle indagini in corso sullo stesso Bocchini per una presunta (su chiamata di correo) corruzione, ci sia stato l’intervento del suo “amicone” (nonché “sponsor” Carlo Conti). Sembra quasi di sentirlo mentre, reduce dal “successo” di Sanremo (di cui potremmo parlare a lungo) avverte con tono minaccioso: “se bloccate i contratti di Bocchini, si incrina il nostro rapporto e io…”.

Spiegate al “presentatore” (non si capisce perché ad un certo punto si è chiamato “conduttore”) che una volta fuori dalla Rai, la sua stella – dopo un po’ – smetterà di brillare. E, piano piano, si spegnerà. Spiegategli che non è lui a dare forza alla rete, ma è la rete che lo legittima e gli dà un ruolo. E, badate bene, qui parliamo solo di popolarità, non certo di carisma (che per uno così è come discutere dell’avvenenza fisica di Tina Pica).

Se non lo capisce subito, spiegategli ancora che il mezzo è talmente potente che persino una come Eleonora Daniele (che quanto a ignoranza non ha nulla da invidiargli e che forse sarebbe stata una discreta segretaria in un capannone di provincia) si atteggia a giornalista navigata. Mentre è riuscita a malapena a diventare pubblicista. A discapito delle centinaia di professioniste vere già pagate dall’Azienda che farebbero una figura decisamente migliore al suo posto, sia per competenza sia perché meno stagionate (e senza quel ridicolo chilo di cerone sulla faccia).

E se Carlo Conti si dimostrerà duro di comprendonio, ricordategli che persino Pippo Baudo, dopo aver sbattuto la porta ed essere andato via dalla Rai ricolmo di arroganza, è tornato in ginocchio chiedendo raccomandazioni a tutti pur di rientrare: anche lui si era montato la testa. Ma alla fine, a sue spese, ha capito che era la Rai a dare una chance a lui e non viceversa.

Caro CDO, ma sì: Carlo Conti “mannamolo a Mediaset”. Farà contenti tutti. E manderà un messaggio inequivocabile a tutti i vari “carloconti” che si aggirano nei corridoi di Viale Mazzini: abbassate le penne (e le pretese economiche), perché di fronte a Mamma Rai non siete nessuno.

 

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Un Commento

  1. Gian Luca said:

    Quando si leggeno articoli impostati in questo modo la domanda che può nascere spontanea è “Ma quale torto avrà mai potuto fare il soggetto dell’articolo al “giornalista” per scatenare un così bieco livore?” Forse non gli avrà rilasciato un intervista? Oppure il soggetto ha rimproverato la giornalista perché l’ha colta mentre stava portando a spasso il cane e non ha raccolto la sua “pupu”. Mah. Poi si legge la testata “giornalistica” (L’ultima ribattuta) e la “casa editrice” (Mediacrontro srl) e tutto diventa chiaro.

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