Brasile: senza accordo sui diritti tv non si è giocato un derby

Diritti

Si è scambiato il necessario (una partita sentitissima) con l’accessorio (i diritti televisivi per trasmettere l’incontro).

Questo ha fatto la Federacao Paranaense de Futebol, impedendo la disputa dell’attesissimo match tra l’Atletico Paranaense ed il Coritiba. E accortasi del pasticciaccio che aveva combinato, ha tentato di addurre una scusa fantasiosa per mascherare la vera motivazione del rinvio, dovuta alle schermaglie sui diritti tv.

Una “vergogna mondiale” l’ha definita Luiz Sallim Emed, presidente dell’Atletico, che ha fatto diramare dalla società un comunicato in cui si informa che “il clàssico in programma oggi nel nostro stadio non si è potuto disputare a causa di una decisione presa dalla Federacao Paranaense do Futbal che non ha autorizzato l’inizio della partita dopo aver appreso la notizia che avremmo concesso liberamente sui nostri social le immagini del match. Ricordiamo che questa azione pionieristica si è resa necessaria per combattere l’attuale modo di gestire i diritti televisivi, offrendo alle società di calcio importi nettamente inferiori a quelli ritenuti congrui.”

Per la cronaca Rete Globo aveva offerto 450mila euro per trasmettere in esclusiva l’incontro. Ma alle società deve essere parso poco, ed hanno rifiutato la proposta. Il comunicato prosegue affermando che “la posizione presa dalla Federacao Paranaense do Futbal, totalmente arbitraria e senza alcuna ragionevolezza, è una sconfitta per tutto il calcio e soprattutto per i nostri tifosi”.

Supporters che prima hanno appreso dell’arrivo ritardato delle squadre allo stadio, poi hanno visto l’arbitro indugiare incomprensibilmente tra bordo campo e gli spogliatoi. Dopo l’annuncio della sospensione del derby sono defluiti dall’impianto tra l’incredulità e la rabbia. E potenzialmente potevano rappresentare un pericolo per l’ordine pubblico, creato da una decisione scellerata delle massime autorità sportive che invece dovrebbero essere interessate a tutelarlo.

La Federazione, evidentemente, reputava più importante il guadagno derivato dai diritti tv piuttosto che l’incolumità degli spettatori. E appena ha capito che le società in questione si stavano accordando con Youtube e Facebook (e lo potevano fare, in quanto detentrici dei propri diritti e nella posizione di disporne come meglio credono, senza alcun vincolo da parte della Federazione) ha pensato bene di non far disputare il match.

Adducendo poi la fantasiosa scusa, motivata paradossalmente dalla tutela dell’ordine pubblico, che “c’erano troppe persone a bordo campo tra cui alcuni operatori (quelli dei social network, ovviamente, ndr) senza i regolari accrediti”. Allontanarle o autorizzarle con l’emissione di pass no, eh?

Ma in Italia potrebbe mai accadere una cosa del genere? Settimane fa è stata trasmesso in diretta su Facebook il derby calabrese Cosenza-Catanzaro. Un successone, che ha trovato d’accordo Lega, Federazione, Sportube (la società che detiene i diritti della Lega Pro) e le due squadre di calcio.

Quando (e se) in futuro ci saranno in mezzo Sky e Mediaset Premium, la musica sarà la stessa?

 

 

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