Enrico Lucci: Nemo a corto di share, ritenta con le buffonate

“Conosco la differenza tra una buffonata e il giornalismo serio”, dice Enrico Lucci. Ma non si direbbe. Affatto.

Dopo aver lasciato il programma televisivo che lo ha reso noto, Le Iene Show, Lucci ha preso le redini di “Nemo” in onda su Rai 2. Ma le cose non gli vanno molto bene.
Mentre i suoi ex colleghi alle Iene continuano a fare il giornalismo d’inchiesta, quello vero, pericoloso, quello si muove spinto solo dal diritto di cronaca e sul bisogno di verità, Enrico naufraga nei pessimi ascolti del suo nuovo programma. Come risollevarne le sorti? Facendo ciò che gli riesce meglio, il “cretino”. Parole sue, s’intenda.

Vestito da Stalin, con tanto di baffi e colbacco, ha fatto irruzione all’assemblea della minoranza del Pd appellandosi all’articolo 21, quello della libertà di parola. Bersani si è rifiutato di parlarci, Lucci ha detto a Repubblica che non l’ha mica obbligato, ci mancherebbe. E poi ha detto che non era l’unico buffone presente all’assemblea, su questo non ci sono dubbi, per carità, ma non si vergogna un po’ a 53 anni a fare la satira in questo modo? E’ satira questa? Davvero?

Comunque, per non farsi mancare nulla, è andato pure da Mentana a La7 durante la maratona (immancabile) che seguiva le sorti del Partito Democratico, Lucci ha fatto la stessa identica buffonata. Irrompere (e anche un po’ rompere) vestito da Stalin. Mentana gli ha detto di togliersi la maschera se voleva dire qualcosa di serio. Ma quale serio? Voleva solo fare un po’ di pubblicità al programma e far parlare di sé.
E a chiudere il cerchio oggi l’improbabile notizia della sua candidatura come “leader del PD, giovedì a Nemo ufficializzerò”. Ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto. Così bisognerà per forza stare sintonizzati, per questo e per vedere in onda i siparietti dell’ultima settimana.

Cosa non si fa per alzare la colonnina dello share…

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