Epatite C, Aifa: prezzi etici o produrremo farmaco in proprio

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Ora basta. Non se ne può più di malati di serie A e altri di serie B, costretti a rivolgersi al mercato nero o andare all’estero a procurarsi il prezioso (e costosissimo) farmaco contro l’epatite C.

Anche l’Aifa (finalmente) si è mossa: chiede un prezzo etico per i malati (e ovviamente sostenibile dal Servizio sanitario nazionale) oppure prenderà soluzioni drastiche, vale a dire la produzione in proprio da parte dello Stato del Sofosbuvir, il medicinale salvavita contro l’epatite C.

In Italia in malati sono circa 300mila. I trattamenti avviati finora (dato al 13 febbraio) sono stati 67.638. Per accedere alle cure bisogna rientrare in una particolare “graduatoria”, basata sulla gravità della patologia. Ma, quel che è più grave, è che l’accesso ai medicinali cambia in base alla Regione in cui si ha la fortuna (o la sfortuna) di vivere.

Lanciato a 70mila euro per un ciclo di cura completo, il prezzo è sceso a 13mila. Ma è ancora troppo alto, soprattutto se si pensa che il Sofosbuvir è acquistabile in India a “soli” 600 euro.

A prendere in mano la situazione è il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Mario Melazzini che ha chiesto un confronto con le aziende produttrici dei “super farmaci” anti epatite C, potenti antivirali in grado di portare (nella maggior parte dei casi) alla guarigione completa entro sei mesi al massimo.

Spiega Melazzini: «Nel caso dei pazienti con epatite C trovo ingiusto dal punto di vista etico e morale il comportamento di queste multinazionali, che non contribuiscono a rispondere al bisogno di salute che è un diritto fondamentale». 

L’Aifa «sta mettendo dei paletti nella negoziazione dei farmaci anti HCV e la Commissione Tecnico Scientifica ha aggiornato i criteri di arruolamento dei pazienti. Il fondo per i farmaci innovativi da 500 milioni l’anno per tre anni, ottenuto grazie al grande lavoro del ministro Lorenzin e del Governo, ci ha permesso di elaborare un piano di eradicazione triennale del virus dell’epatite C per tutti i pazienti. Le nostre proiezioni, con una prevalenza della patologia stimata all’1%, ci consentono di programmare il trattamento di 80.000 pazienti all’anno per tre anni, per un totale di 240.000». 

Per cui, avverte il Dg, «l’obiettivo di Aifa è quello di arrivare a un prezzo etico; vogliamo arrivare a un felice esito della negoziazione, ma se non dovesse essere così, siamo disponibili anche, in extrema ratio, a chiedere la licenza obbligatoria, con cui lo stato produrrebbe i farmaci anti epatite C senza brevetto e a prezzo più contenuto». 

 

 

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