Sky: Roma, blitz del Foro 753 contro trasferimenti e licenziamenti

sky foro 753

“Aumentano i ricavi, delocalizzano i lavoratori” è la protesta del Foro 753 contro i trasferimenti e i licenziamenti dei dipendenti Sky di Roma andata in scena questa mattina presso i cancelli di via Salaria.

“Sky Italia ha incrementato i clienti per il quinto trimestre di fila – hanno dichiarato i responsabili del Foro 753 – Negli ultimi 6 mesi del 2016 chiusi con utili operativi in crescita del 141%(oltre 81 mln di euro) e ricavi del 9% (1,4 mld di euro). Nonostante questi risultati l’azienda ha dichiarato 200 esuberi e il trasferimento di 310 lavoratori dalla sede di Roma a Milano”.

Una vera e propria contraddizione per la piattaforma televisiva italiana: come è stato raccontato nelle scorse settimane, infatti, ci sono ancora molti lati poco chiari dietro il trasferimento della sede di Roma a Milano. Inoltre, gli esuberi che riguarderanno molti dipendenti, rappresentano una misura solitamente adottata da aziende in un profondo stato di crisi. Eppure, il drastico ridimensionamento andrebbe in porto con l’acquisizione del Capranichetta. Proprio qui – a due passi da Montecitorio – sorgerebbe l’eventuale redazione politica con lo studio televisivo che ottimizzerebbe costi e tempi grazie alla presenza degli onorevoli ospiti “vicini di casa”.

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“Tutto ciò è surreale – hanno sottolineato gli esponenti del Foro 753 – e alimenta il processo di desertificazione industriale ed occupazionale in atto a Roma e nel Lazio negli ultimi mesi. Per questo, davanti i cancelli di Sky Italia sulla via Salaria a Roma, una decina di nostri militanti hanno compiuto un blitz contro le decisioni aziendali che penalizzano i lavoratori e mortificano le loro alte professionalità, grazie alle quali ottimi risultati economici sono stati raggiunti  dalla multinazionale britannica. La strategia aziendale di liberarsi di costi e diritti dei lavoratori attraverso licenziamenti e trasferimenti per aumentare investimenti ed assumere nuovo personale grazie ai vantaggi e sgravi fiscali del Jobs Act, è solamente l’ultima frontiera dello smantellamento dello stato sociale deciso dalle lobby di Bruxelles ed avallato dai vari governi nostrani”.

“Riteniamo pertanto che il perseguimento della Responsabilità Sociale d’Impresa – hanno concluso – tanto sbandierata in Europa e rimasta sostanzialmente inattuata dalla stragrande maggioranza delle aziende in Italia, sia un valido strumento sul quale la politica locale e nazionale possa far leva, al fine di evitare che si compia l’ennesimo dramma sociale nel Lazio, appena qualche mese dopo la disfatta della vertenza Almaviva ed i suoi 1666 licenziamenti”.

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