Obiezione di coscienza e aborto, un po’ di chiarezza

Obiezione di coscienza, Aborto, Ivg, Legge 194, Obiettori, Medici, aborto, san camillo di roma

La notizia che l’Ospedale San Camillo di Roma ha indetto un bando specifico per selezionare due medici che, al netto dell’obiezione di coscienza, garantiscano il servizio delle interruzioni di gravidanza ha suscitato polemiche.

C’è chi lo considera un traguardo civile, come la Cigl, in virtù del fatto che “la libertà di scelta è un diritto“. Chi, come la Cei, lo ha bollato come “inaccettabile” e chi, come l’ex presidente della Corte Costituzionale, ha espresso parere di “dubbia legittimità“. Ma è giusto e doveroso fare un po’ di chiarezza su quel che dice la legge in termini di obiezione di coscienza relativamente all’aborto.

Regolata dall’articolo 9 della legge 194 del 1978, che ha legalizzato l’interruzione di gravidanza,  permette ai medici e al personale sanitario di astenersi da tale pratica per motivazioni personali (per esempio religiose).  “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie – recita l’articolo 9 della 194 – non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione“.

La dichiarazione dell’obiettore – si precisa – deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni“.

Non è definitiva, nel senso che il medico obiettore può anche cambiare idea e chiedere, in virtù dell’articolo 9, che l’obiezione venga revocata: “L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma – recita la norma – ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale“.

Sempre secondo l’articolo 9 della 194, si legge che “l’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento“.

Inoltre: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8 (modalità con cui eseguire l’aborto) la Regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale“.

Infine, “l’obiezione di coscienza non può essere invocata quando, data la particolarità delle circostanze, l’intervento del personale sanitario è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. E si intende revocata, con effetto immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente“.

Dell’obiezione di coscienza se ne occupa anche il codice deontologico della professione medica in un apposito articolo, il 43, che stabilisce che “l’obiezione di coscienza del medico si esprime nell’ambito e nei limiti della legge vigente e non lo esime dagli obblighi e dai doveri inerenti alla relazione di cura nei confronti della donna“.

Articoli correlati

*

Top