Rai: per Minoli “tetto sacrosanto”, tanto lui l’azienda l’ha già sbancata…

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Gianni Minoli

C’è un fantasma che si aggira per i corridoi di viale Mazzini: è quello di Giovanni Minoli, il super raccomandato genero di Ettore Bernabei che adesso si è scelto il ruolo di “Grande Moralizzatore del Servizio Pubblico“(da ora GMSP).

Non riuscendo più ad ottenere quella visibilità che gli garantiva la Rai a peso d’oro, deluso dai modesti risultati domenicali del solito format  “faccia a faccia” riesumato su La 7, prova a sentenziare buttandosi sulla carta stampata compiacente. Fattosi intervistare da “Libero“, che si guarda bene dal ricordare all’inclita e al volgo chi sia davvero l’ex-testimonial di Craxi ed ex-collaboratore dell’Unità, il GMSP spara subito in favore del famoso “tetto” dei 240mila euro per dirigenti, giornalisti e artisti. Lo definisce “sacrosanto“, la medicina giusta per “consentire di riprogettare il servizio pubblico“.

Certo, come no. Tanto lui tutto quello che c’era da arraffare dalla Rai della prima e della seconda Repubblica, s’è sbrigato ad arraffarlo. Prima se ne va e si fa principescamente liquidare in cerca di nuove esaltanti avventure. Poi pretende di rientrare senza neppure restituire (secondo le regole) il surplus di TFR incamerato. Quindi non fa altro che lagnarsi della nuova collocazione ottenuta, cioè “solo” direttore di Rai Educational («Giovanni? Come volete che stia: si sente come il Papa mandato a fare il parroco a Viterbo» confidava allora agli amici sua moglie Matilde).

Così, oltre ad impadronirsi del marchio “La Storia siamo noi”, inventato dal suo predecessore Renato Parascandolo e spacciandolo invece per una sua creatura, si dedica anima e corpo a creare la nuova “soap” Agrodolce. Un disastro sia dal punto di vista contrattuale (firmò una convenzione con la Regione Sicilia, senza averne i poteri, con gravi conseguenze per l’azienda), sia da quello editoriale (cancellata rapidamente dal palinsesto, con altre grane a non finire).

E finalmente arriva  il momento della pensione. Poteva arrendersi il super raccomandato GMSP?  No che non poteva. Difatti, grazie solo alla sua immensa professionalità, riesce a farsi fare un mega contratto galattico da 800mila euro l’anno per trattare adeguatamente sulla Rai il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia. Peccato che non si tratti di un contratto per un anno, ma per tre. Beh certo, per fare un buon lavoro, bisogna cominciare almeno un anno prima e concludere un anno dopo… Un mito.

Ecco, questo è il personaggio che ora pontifica  sulla necessità che in Rai tutti, ma proprio tutti, stringano la cinghia. E vi risparmiamo le sue nuove ricette su come rilanciare il servizio pubblico. Con un’unica eccezione. Questa: «Se i vip si accontentano di 240mila euro, bene; altrimenti, via!»

E dire che per molto meno se la sono presa con Roberto Giachetti, quando dalla tribuna della direzione del Pd, apostrofò in maniera indimenticabile il povero Roberto Speranza, accusato di essere in possesso di una faccia…molto particolare.

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