Violenza politica: quei media che non vogliono smorzare i Toni (Negri)

Toni Negri, pensatore e ideologo di una sinistra che utilizza la violenza come metodologia politica – condannato in passato a 30 anni di carcere, ridotti a 12 in appello – continua ad animare dibattiti non solo presso centri sociali, ma anche in iniziative organizzate da amministrazioni locali e università, nel silenzio compiacente di media e giornali.

A parlarne sono stati solo Il Secolo XIX e il Giornale: Toni Negri, prima tra i fondatori di Potere Operaio e poi tra i vertici di Autonomia Operaia, è stato invitato al centro sociale Zapata per presentare il libro autobiografico Storia di un comunista («Dobbiamo liberarci dal lavoro e il primo modo per farlo è diffondere il reddito sociale per tutti»). Non solo: il “cattivo maestro” è stato chiamato a intervenire anche alla facoltà di Architettura, all’interno del convegno sul Sessantotto collaterale alla mostra «Gli anni del ’68» patrocinata dall’amministrazione del sindaco Marco Doria (Sel, ex Rifondazione).

Nel vuoto è caduta la richiesta di annullare l’incontro arrivata dai familiari delle vittime e da esponenti del centrodestra ligure, da Fratelli d’Italia alla Lega Nord.

Dove sono le solite testate sempre pronte a puntare il ditino verso qualche braccio teso gridando istericamente al fantomatico “pericolo del saluto romano!”? Dove sono quei giornalisti paranoici che preparano i loro bagagli culturali – impolverati e pieni di muffa – per effettuare i soliti patetici viaggi nella “galassia nera” (vocabolo con cui vanno a nozze) e per demonizzare i movimenti di una “ultradestra xenofoba e razzista” (anche questi termini molto gettonati)? Ci sarebbe da far notare a questi scrittori fantasy e inventori di mostri nazi-fascisti, che più loro si agitano, scrivendo e condannando i movimenti sovranisti e nazionalisti in Italia e in Europa, e più queste formazioni politiche aumentano i loro consensi nella società civile. È il caso di Casapound che oltre a registrare una crescita importante nel corso degli anni, deve fare i conti con le bombe degli antifascisti che proprio su questo clima di complicità mediatica possono contare per agire nell’oscurità.

Silenzio assoluto e autocensura, dunque, anche verso Toni Negri: per queste testate deve continuare a parlare. Anzi, gli si deve pure consentire di rivendicare quelle esperienze passate, fatte di politica, ma anche di tanta violenza antifascista. Come sottolineato proprio un anno fa, nessuno vuole mettere in dubbio il percorso riabilitativo di detenuti e condannati – anche per reati politici – che hanno il sacrosanto diritto di rifarsi una vita (leggi qui).

Non è il caso di Toni Negri: «La violenza operaia, la violenza militante, ha costituito un momento di altezza della forma di lotta – ha avuto il coraggio di affermare l’ex di Pot.Op. e Aut.Op. – La violenza c’è sempre stata nel movimento operaio e la ricostruzione di un movimento passerà necessariamente attraverso delle fasi di lotta dura».

E poi ancora sugli anni ’70, Toni Negri ha osservato: «Certamente c’è stato il terrorismo di Stato, ma abbiamo anche noi risposto con violenza. Abbiamo sbagliato a farlo? Non credo. La violenza operaia e militante ha costituito un momento di estrema ricchezza». La violenza, dunque, secondo Negri può essere adottata nuovamente come prassi politica: «Oggi il nostro problema è ricominciare a identificare una classe sociale di sfruttati, ma è evidente che la ricostruzione di un movimento passerà necessariamente attraverso fasi di lotta dura». E magari attraverso qualche nuova bomba piazzata nelle sedi di nemici politici che non hanno il diritto di parola. Tanto a discriminarli mediaticamente e a coprire le bombe antifasciste ci pensano anche le testate amiche.

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