Custodia cautelare, sì al carcere anche per gli ultrasettantenni

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La custodia cautelare in carcere può essere disposta anche nei confronti degli anziani con più di 70 anni di età, finora risparmiati da questo provvedimento.

Lo ha stabilito, sia pur in particolari ed eccezionali situazioni, la Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale, presieduta dal giudice Franco Ippolito, con sentenza del 20 febbraio 2017. In questa occasione la Corte ha stabilito la legittimità della custodia cautelare in carcere applicata a un anziano arrestato dai Carabinieri per possesso di cocaina (20 bustine delle quali aveva cercato di disfarsi lanciandole dal balcone di casa, dopo l’arrivo dei militari).

Ad aggravare la situazione già di per sé pesante, il fatto che l’ultrasettantenne – al momento del controllo – si trovasse già agli arresti domiciliari per altri due (distinti) reati, sempre per questioni di droga. Insomma, un irriducibile.

Per questo motivo, di fronte all’ennesimo episodio di detenzione di sostanze stupefacenti per fini di spaccio e per di più durante i domiciliari, i giudici hanno deciso che l’unica soluzione per placare il l’attitudine a delinquere dell’anziano fosse la custodia cautelare in carcere.

Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto che l’uomo rientrasse nell’ambito dell’art. 275 comma 4 codice di procedura penale che, di fronte della elevata probabilità di reiterazione del delitto, dispone il trasferimento nelle patrie galere.

In tal senso la Corte ha richiamato un altro precedente per il quale si è ravvisata la “sussistenza delle esigenze cautelati di eccezionale rilevanza – atte a giustificare l’adozione della custodia cautelare in carcere nei confronti di una madre con prole di età inferiore a tre anni – nella quantità di precedenti penali e giudiziari per delitti della stessa specie (furti anche in abitazione) che ne evidenzino l’esclusiva e sistematica abitualità alla commissione di delitti contro il patrimonio, di guisa che sia impossibile fronteggiare l’eccezionale pericolosità sociale con misure diverse dalla custodia in carcere” (così la sentenza n. 2240/2006 della Sezione 5).

Dunque, di fronte ad un anziano delinquente irriducibile i rimedi sono estremi. E l’anagrafica non conta. Anche perché, spesso, da parte di taluni individui c’è un consapevole approfittarsi del vantaggio dato dalla “veneranda età” proprio per continuare a svolgere incessantemente la propria attività criminale.

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