Farnesina: “Appalti anomali”, messaggio del Corriere a Gentiloni?

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“Gare e appalti anomali alla Farnesina” è il titolo del Corriere della Sera che riporta l’accusa della Corte dei conti su alcuni acquisti della Farnesina tacendo, però, sul nome del titolare del dicastero.

Nell’articolo si legge che sotto la lente dei giudici contabili sono finiti anche beni e servizi comprati dal ministero delle Politiche agricole. In particolare, si parla di una fornitura per un servizio informatico richiesto dal ministero degli Affari esteri. La lettera di richiesta viene inviata alle imprese; solo una, però, presenta la proposta aggiudicandosi l’appalto. Questa è la storia emblematica nelle oltre 100 pagine che la sezione centrale di controllo della Corte dei conti sulle amministrazioni dello Stato, segnala dopo aver scandagliato gare, appalti e acquisti, della Farnesina e del Mipaf.

Ma a quale periodo si deve collocare questa poca trasparenza nell’acquisto di forniture? Il Corriere specifica che gli anni di riferimento sono 2012-2015, “tre anni di screening e una serie molto lunga, o molto dolente, di anomalie segnalate, suggerimenti girati all’Anac, modifiche richieste ai due ministeri e al Parlamento per far fronte a una situazione che secondo i giudici contabili non è il massimo della buona amministrazione”. Tra le altre cose, la Corte dei conti, rileva anche “la elevata secretazione per i contratti, con ricorsi ripetuti alle stesse imprese, anche per quelli sopra soglia”, che come specifica il Corriere è fissata in 40mila, oltre questa cifra scattano precisi obblighi di appalto.

Solo tre anni, ma ben nove nomi si sono alternati per soli due ministeri: analizzando il periodo in questione, ci si trova di fronte a nomi di ministri insediati durante il governo Monti. Per quanto riguarda il dicastero delle Politiche agricole, si parte da Mario Catania, passando per Nunzia De Girolamo ed Enrico Letta (ad interim), fino ad arrivare all’attuale Maurizio Martina. Sul nome del ministro della Farnesina le cose si fanno molto più delicate: dal 2011 al 2013 il ministro – protagonista della vicenda Marò – è stato Giulio Terzi di Sant’Agata; poi la guida è passata, seppur per un mese, nelle mani di Mario Monti (ad interim, dal momento che anche lui all’epoca era premier). Dopo, fino al febbraio 2014, è stata la volta di Emma Bonino, poi Federica Mogherini (da febbraio a ottobre 2014) fino ad arrivare a Paolo Gentiloni, oggi premier, che ha terminato il mandato di ministro degli Esteri lo scorso dicembre.

Le 130 pagine della relazione della Corte dei conti contengono lo scontro coi ministeri che – in particolare la Farnesina – giustificano queste spese con cause dovute all’urgenza. Nessuna traccia, invece, dei responsabili dei dicasteri in carica all’epoca di queste gare poco trasparenti: l’attuale presidente del Consiglio è avvisato?

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