Chaouqui e la lettera di accuse al Papa (mascherata da appello)

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Francesca Immacolata Chaouqui

Francesca Immacolata Chaouqui sarà pure un’esperta di comunicazione, ma non sembra proprio voler capire che, dopo lo scandalo immondo in cui è finita, farebbe meglio ad abbassare umilmente i toni. Invece no, ogni occasione è buona per reclamare a gran voce visibilità. Il guaio è che gliela si dà.

Arrestata, incinta, nell’ottobre 2015 dalla gendarmeria insieme al monsignor Balda (vicino all’Opus Dei) per aver rivelato segreti di Stato (laddove lo Stato è quello vaticano) la Chaouqui è stata condannata a dieci mesi.

Nel frattempo ha avuto il figlio, ha aperto una agenzia di comunicazione (che «va benissimo», assicura), ha scritto un libro-denuncia, ieri ha dato del “vigliacco” al povero ragazzo tetraplegico, Dj Fabo, che ha scelto di morire in Svizzera, e oggi ha scritto una lettera aperta indirizzata a Papa Francesco, dandogli persino del “tu”.

Pubblicata sul quotidiano Libero – una pagina intera, con richiamo in prima – la Chaouqui ripercorre la vicenda che l’ha vista protagonista, sguazza nel patetico e cerca di far venire i sensi di colpa al Santo Padre (“in quei giorni – scrive – mi chiedevo cosa sarebbe stato della mia vita e di quella di mio figlio, semmai fosse nato, mentre tu lasciavi di fatto torturare una donna incinta“).

Una lettera penosa che null’altro è che una marchetta indecente per pubblicizzare il suo libro (guarda caso uscito in questi giorni). Già che c’è chiede clemenza a Bergoglio, buttando qua e là, con nonchalance, qualche citazione biblica per far vedere che è una donna di chiesa timorata di Dio.

E poi, in chiusura, una frase che suona tanto come un ricatto morale al Papa: “non consentire che abbia a finire in carcere, perché io non scapperò. Dovranno incarcerarmi con il mio bambino“. Quel bambino che, dice, “ha rischiato di morire nelle stanze dove ci hanno rinchiuso per tua volontà“.

A dimostrazione che questa donna non sa nemmeno dove sia di casa la decenza. Ora in Vaticano si fa strada la voce di una imminente richiesta di estradizione che la Santa Sede vorrebbe presentare alle autorità italiane. Volesse Iddio.

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