Eutanasia: 10mila euro “all inclusive”, il business della dolce morte

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Puntualmente, quando ci sono storie riaccendono la questione eutanasia, si riapre un dibattito che solleva discussioni anche su aspetti meno conosciuti riguardanti i suicidi assistiti: come quello del mercato delle cliniche specializzate.

Chi vuole fare profitto non ha che da investire sul business eutanasia: quello della morte a richiesta, infatti, è un mercato in continua crescita. È il caso della Svizzera dove si è registrato un incremento del 26 per cento tra il 2013 e il 2014. Solo nel 2016, come ha riportato La Verità che cita stime della stampa elvetica, ci sono state 51 persone che hanno scelto il canton Ticino per suicidarsi. Spesso, a guidare la scelta di queste persone, c’è l’associazione Exit Italia di Emilio Coveri. Lo stesso Coveri fu sul punto di chiedere l’eutanasia, salvo poi ripensarci all’ultimo momento: dopo essere uscito dal colloquio ed aver fumato due sigarette, prese in considerazione l’invito della dottoressa decidendo di “dedicarsi anima e corpo” all’associazione Exit. Una scelta, quella di tornare dai suoi cari e di dedicarsi alla sua causa, che paradossalmente è arrivata proprio rifiutando la morte (leggi qui).

Oggi, l’associazione Exit Italia riceve ogni settimana tra le 80 e le 90 chiamate di persone che si informano sull’eutanasia in Svizzera, come ha fatto Dj Fabo. La sua scelta – da rispettare senza se e senza ma – ha suscitato una serie di reazioni. E hanno fatto riflettere anche le dichiarazioni di chi lo ha seguito nei primi anni del suo calvario, come Angelo Mainini, medico fisiatra direttore sanitario della “Maddalena Grassi” fondazione laica specializzata nell’assistenza domiciliare ai disabili gravi. «In vent’anni di lavoro sui disabili gravissimi abbiamo visto di tutto – ha dichiarato ad Avvenire – Abbiamo una paziente che si definisce atea, da anni attaccata a un ventilatore, ma sostiene che la sua vita è piena. Abbiamo poi molti malati di Sla, e solo due ci hanno chiesto di non essere tracheotomizzati, com’è già loro diritto senza bisogno di leggi nuove, quindi li seguiamo con cure palliative per morire naturalmente, senza alcuna eutanasia ma anche senza soffrire: è la volontà di una persona lucida che dice ‘questa cura straordinaria non la voglio’. Lo prevede la Costituzione e anche il catechismo. Un caso come quello di Dj Fabo, tra centinaia di disabili, non ci è mai capitato prima: la stragrande maggioranza chiede di ricevere tutte le cure possibili per una vita pienamente degna, e purtroppo non le hanno. Questo è il grande diritto inascoltato, vivere, ma non viene difeso con la forza con cui si reclama un diritto di morire».

Mentre le parole di Mainini resteranno inascoltate, proseguirà la campagna ideologica di Radicali o associazioni come la Luca Coscioni che reclamano l’eutanasia anche in Italia. Dimenticando, però, che in Paesi come l’Olanda dove è già presente, si sta pensando di introdurre l’eutanasia anche per chi, magari sano, ritiene di avere “completato la sua vita”. Gli imprenditori della morte a richiesta si sfregano le mani: i pacchetti offerti in Svizzera – 10mila euro per visita, iniezione fatale e funerale – potranno essere venduti non solo ai malati terminali. Se si arriva a vendere la morte come fosse una delle televendite di pentole di Giorgio Mastrota, vuol dire che qualcosa è da rivedere.

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2 Commenti

  1. Matt Deamon said:

    Proprio per questo il suicidio assistito dovrebbe essere un diritto “passato” dalla mutua.

  2. Pingback: Giacomo Campanile » EUTANASIA è IMMORALE. LEZIONE MARZO 2017

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