Pink Tax e parità tra i sessi: quanto costa essere donna?

Dio quanto costa essere donna oggi. E non solo per le infinite e perenni discriminazioni sociali. Non solo perché una donna se è bella deve faticare il dieci volte in più del dovuto per dimostrare che vale sul lavoro e non che ricopre un ruolo perché è andata a letto con qualcuno.

Non solo perché statisticamente guadagna meno di un uomo che fa lo stesso lavoro e ha le stesse competenze. Questo è niente.

Costa caro proprio in termini di soldi, di danaro. Spende di più, no, non per lo shopping, ma sugli stessi prodotti che comprano gli uomini.
Si chiama Pink Tax e non è uno scherzo. E’ la tassa rosa, rosa come tutte le cose per donne, come se fossimo così stupide da non sapere quando un prodotto è fatto per noi, e si “applica” sulle confezioni “carine”, per le “femmine”.

Deodoranti, rasoi, shampi, saponi e bagnoschiuma. Secondo una ricerca svolta in Inghilterra, basta che questi prodotti abbiano una confezione “femminile” per costare il doppio rispetto alla versione “maschile”. Persino le penne. Le penne per scrivere. Le Bic “per lei” costano 2,99 sterline, una in più di quelle normali. Perché “lei” scrive diversamente da “lui” probabilmente.

Ma non è finita. Perché se la tassa fosse solo su questi prodotti la soluzione, molto semplice, sarebbe comprare la versione maschile e addio spesa inutile.
Purtroppo però ci sono prodotti la cui versione maschile è impossibile: assorbenti e pillola anticoncezionale, per esempio. Secondo la legge italiana, gli assorbenti sono tassati con IVA al 22% perché considerati beni di lusso, quindi non indispensabili. Di lusso, in Italia. Non è un lusso manco nel terzo mondo ormai. Però da noi si, perché da noi siamo rimasti al Medioevo. Medioevo per gli assorbenti ma nuovo millennio per i rasoi da barba da uomo, che sono invece al 4% perché rientrano nella categoria delle agevolazioni aliquota sull’IVA come beni di prima necessità. Quindi, farsi la barba è una prima necessità, evitare di andare in giro sanguinando invece è un lusso. Non fa una piega.

Stessa cosa vale per la pillola anticoncezionale, rivoluzione civile di questo Paese. La civiltà costa carissima, però. Nel 2016 è sparita anche l’ultima mutuabile. Adesso per le donne la scelta è tra le pillole di prima e di ultima generazione, i cui costi variano notevolmente: rispettivamente tra i 3-5 euro le prime e i 10-17 euro le seconde. Dunque le donne in difficoltà economica sono costrette a scegliere quelle di prima generazione notoriamente molto più dannose per l’organismo.

Finita? No. La Pink Tax sta pure sulle assicurazioni auto, che costano mediamente il 4% in più se il guidatore è del gentil sesso. Del resto, donna al volante pericolo costante, no? Il medioevo.

Prima del dibattito sul gender, bisogna rivedere un po’ il concetto di parità dei sessi,quelli standard. Che qui quando si va a cena fuori il conto si paga a metà, però a fine mese il conto più salato lo paga sempre “lei”.

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