L’ira di La Mantia contro TripAdvisor: “Basta infamità”

“Infamità” con questa precisa accusa il cuoco siciliano Filippo La Mantia è tornato a scagliarsi contro TripAdvisor e alcuni suoi utenti.

Il noto ristoratore non è nuovo ad accuse di questo tipo contro il social network dedicato a chi ama mangiare fuori: La Mantia già due anni fa aveva aderito alla campagna #NoTripAdvisor.

A mandarlo su tutte le furie, è stato un commento lasciato dall’utente fervik, già autore di ben 332 recensioni: “Locale molto carino ma con troppa polvere dappertutto, brutto impatto con la pavimentazione di moquette pure datata che non giova ad un ristorante e tanto meno allo chef Filippo La Mantia”. Peccato che nel locale Oste & Cuoco del ristoratore siciliano, la moquette non ci sia.

“Infamità – è stata la reazione rabbiosa di La Mantia sul suo profilo Instagram e sulla pagina Facebook – Avevo deciso tempo addietro di ‘fregarmene’ delle FALSE RECENSIONI. Ma questa merita. E pubblicamente, chiunque Lei sia, le scrivo INFAME. Non ho moquette. E tutto il resto è al limite della fantascienza”. E se il particolare della moquette è risultato frutto di fantasia, altrettanto privo di fondamento dovrebbe essere anche il resto del commento che parla di “vino compreso nel buffet indecente e pessimo per uno chef stellato che rappresenta il ristorante. Lista vini troppo cara”; oppure di “cibo pesantissimo con digestione superiore alle 48 ore, per questo motivo non ci ritornerò”.

La Mantia, dunque, torna a scagliarsi contro TripAdvisor: «Non sono contrario alle critiche che devono essere costruttive – aveva sottolineato nell’intervista video – non mi permetterei mai di essere così presuntuoso da non riconoscere che a volte possiamo sbagliare. Noi cuochi non siamo delle macchine perfette che producono alimenti già pronti. Ogni sera noi stiamo in cucina e prepariamo i piatti: dopodiché ci saranno persone a cui piaceranno e altre a cui non piaceranno. E poi ci sono quelli come me che scelgono di stare in sala a captare l’unore dei clienti ed è uno sforzo non indifferente. Per questo odio in modo totale – e credo che valga anche per i miei colleghi – le infamità».

Ancora una volta, dunque, ci si chiede quanto possa essere credibile la reputazione di un’attività commerciale descritta dai giudizi che si trovano sui social network. Può essere sufficiente l’alto numero di commenti rilasciati in passato – tra l’altro non solo a ristoranti o locali, ma anche a monumenti e parchi – a far considerare credibile utenti che arrivano a credersi critici gastronomici? Molto difficile crederlo.

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