Alberto Vacchi: il successo di Ima, contro ogni delocalizzazione

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Alberto Vacchi è il presidente di Ima, Industria macchine automatiche che rappresenta un esempio vincente non solo di impresa italiana, ma anche di azienda che non si è piegata alla logica della delocalizzazione.

I risultati sono arrivati, fatti di numeri da capogiro: basti pensare che dal 2002 a oggi l’Ima di Alberto Vacchi ha reso il 1.400 per cento a chi ha investito sul titolo in Borsa. La società – come ha raccontato Corriere Economia – è stata fondata nel 1961 da Andrea Romagnoli, a Ozzano dell’Emilia, in provincia di Bologna. Nata per progettare macchine destinate al confezionamento di polvere in buste di carta, la maggioranza delle quote azionarie dell’azienda vennero acquisite due anni dopo dalla famiglia Vacchi.

Qual è dunque il segreto che ha portato chi ha investito mille euro nel 2002 ad averne 15.700 oggi, dividendi compresi? “C’è più di un segreto” ha dichiarato Alberto Vacchi, che ha spiegato come sono riusciti a non cadere nella tentazione di delocalizzare: “Tra il 2007 e il 2008, con l’arrivo della crisi, siamo stati tentati come tanti altri dall’investire in Paesi con basso costo del lavoro. Invece abbiamo trovato un modo diverso per ridurre i costi in Italia e riportare a casa parte delle operazioni spostate all’estero”.

Dopo aver contattato il gruppo storico dei fornitori, (“Erano 9 e fatturavano 17 milioni”) il gruppo ha puntato su di loro acquisendo quote di minoranza, riuscendo in questo modo a investire per rendere più efficiente la produzione. “Abbiamo garantito loro lavoro, ma senza saturarne la produzione” ha raccontato Alberto Vacchi. In questo modo gli stessi fornitori sono arrivati a fatturare 200 milioni, dando lavoro a loro volta ad altre piccole imprese e creando una filiera produttiva sul territorio.

Chissà perché, poi, è arrivata quella doccia fredda da Confindustria: territori importanti come l’Emilia Romagna e soprattutto la Lombardia (compresa Assolombarda, la più grande territoriale di Confindustria) avevano votato Alberto Vacchi a capo di Confindustria. Invece a spuntarla è stato Vincenzo Boccia. Peccato: quella di Ima, all’interno di Confindustria, poteva rappresentare un esempio per molte altre realtà italiane, sempre più spesso inglobate da potenze straniere. E invece no.

A dire il vero, è molto più conosciuto Gianluca Vacchi rispetto a suo cugino, Alberto. Il primo è diventato un fenomeno social spiattellando la sua movida condivisa – oltre che con la sua compagna – anche con personaggi del calibro di Bobo Vieri o Marco Borriello e apprezzata da milioni di utenti sia su Instagram che su Facebook. Alberto Vacchi, invece, è uno che si alza alle 5.45, magari mentre Gianluca rientra da qualche evento. Stili di vita completamente opposti, dunque, che recentemente hanno portato a fare chiarezza sulla partecipazione del festaiolo pseudo-dandy nell’attività di Ima: «Il dott. Gianluca Vacchi, azionista e membro del cda, non ha deleghe e non si occupa direttamente della gestione aziendale» è stata una delle precisazioni arrivate dall’azienda.

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