Scozia: referendum-bis per l’indipendenza (o nuovo “bluff”?)

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La Scozia torna alla carica ora che il via al Brexit è definitivo: la premier indipendentista Nicola Sturgeon ha annunciato che l’iter per il nuovo referendum partirà la prossima settimana. Se si tratta di un rifiuto di staccarsi dall’Ue o di una tattica già adottata in passato, è ancora presto per dirlo.

La Scozia, infatti, già ci aveva provato a staccarsi dalla corona inglese: nel settembre di tre anni fa, però, prevalse la voglia di rimanere nel Regno Unito in cambio – è bene ricordarlo – di una serie di rassicurazioni da parte del governo inglese. Poi arrivò la Brexit: a sorpresa, dunque, chi è riuscito a staccarsi per rendersi autonomo – questa volta dall’Ue – è stata l’Inghilterra. In realtà, Londra nell’Ue c’è sempre stata a modo suo, controvoglia e secondo le condizioni migliori per sè: gli inglesi infatti non sono entrati nell’euro, non hanno aderito al trattato di Schengen sulla libera circolazione, non hanno aderito al fiscal compact, hanno preteso e ottenuto tutta una serie di concessioni sulla politica sociale e in materia di diritti dei lavoratori.

Ora, proprio in chiave anti-Brexit, la Scozia ha annunciato di voler proporre il secondo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito. Dopo il fallimento della prima consultazione, però, una serie di risultati vennero comunque ottenuti. La Scozia, infatti, una sua autonomia ce l’aveva già, dotata di un parlamento proprio, un proprio governo e una sua gestione fiscale seppur limitata. Eppure, subito prima di quel referendum, forse pressati dall’escalation di consensi che il fronte del SI’ stava ottenendo, i politici britannici garantirono una maggiore autonomia fiscale e un riordinamento delle funzioni e dei compiti della Camera alta del parlamento britannico (House of Lords).

Con il Brexit avviato definitivamente questa notte dal parlamento inglese, però, le regole sono cambiate secondo la Scozia. Quindi è tutto da rifare: “Due anni e mezzo fa non sapevamo che restare parte del Regno Unito avrebbe significato uscire dall’Unione Europea” ha fatto sapere Nicola Sturgeon. Oltre al contesto, sono cambiati anche i sondaggi che oggi vedrebbero gli indipendentisti in vantaggio. La premier inglese Theresa May ha reso noto di non voler autorizzare una nuova consultazione sulla secessione della Scozia, proprio quando si sta concretizzando la proposta di legge sull’avvio della Brexit.

Data dell’eventuale referendum-bis? Entro marzo 2019: proprio quando dovrebbe concludersi il negoziato fra Londra e Bruxelles sull’uscita dalla Ue. Nel frattempo la Scozia ha tutto il tempo per avanzare nuove richieste e – chissà – magari portare a casa ancora una volta nuovi risultati senza uscire dall’ombrello costituzionale britannico.

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