Finmeccanica, evasione fiscale da 135 milioni di euro. Sono 82 gli indagati

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L'Ad di Finmeccanica Mauro Moretti

Non solo i pasticci con la fornitura degli M346 per l’aeronautica polacca >>leggi qui<<. La Finmeccanica, pardon Leonardo, targata Mauro Moretti adesso deve fare i conti anche con il fisco.

Appropriazione indebita aggravata e un’evasione fiscale da più di 135 milioni di euro. Questa l’ipotesi di reato che i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e del Comando Provinciale hanno contestato a 82 persone – tra dirigenti e dipendenti di Finmeccanica – che ora rischiano di finire in tribunale.

Avrebbero commesso un’appropriazione indebita aggravata di risorse della società e messo in opera  una evasione di imposta attraverso la fittizia localizzazione all’estero di un’azienda del gruppo – la Finmeccanica Finance –  al fine di evadere il fisco italiano.

Molti degli indagati non lavorano più per l’azienda da qualche anno, oppure sono andati in pensione. L’attuale top management, a quanto pare non coinvolto nell’indagine, sta proficuamente collaborando con gli inquirenti.

Le indagini hanno avuto inizio in seguito a delle segnalazioni di operazioni sospette. In seguito, è stata verificata la regolarità dei  flussi finanziari di Finmeccanica dalla quale è emerso che  molti dirigenti avrebbero indebitamente prelevato denaro dalle casse dell’azienda “distraendolo dalle finalità istituzionali” e abusando della posizione ricoperta all’interno della società.

L’ammontare complessivo di queste somme di cui gli indagati si sono appropriati indebitamente,  dal 2008 al 2014, è pari ad oltre 3 milioni di euro.

Intanto, però, è stata dimostrata la “esterovestizione” della società Finmeccanica Finance, controllata da Finmeccanica e con sede dichiarata in Lussemburgo, ma, di fatto, gestita e amministrata in Italia. In sintesi, la società è stata prima posta in liquidazione per scelta aziendale dall’attuale management e poi cancellata definitivamente dal registro delle imprese lussemburghese). Perché? Ovviamente per sfruttare il regime fiscale vigente in quel paese.

Gli amministratori e i dirigenti pro tempore della società lussemburghese sono stati pertanto indagati per omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, per aver occultato, dal 2010 al 2015, “ricchezza” imponibile per oltre 490 milioni di euro, evadendo imposte per più di 135 milioni di euro.

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