Esponente di Forza Italia: “macché Bella Ciao, ai profughi andrebbe cantata Faccetta Nera”

Faccetta Nera

Mica ha tutti i torti Otello Ruggeri, dirigente di FI a Milano. Chi lo critica conosce il testo ed il senso di “Faccetta Nera”?

Una canzone razzista, Faccetta Nera. Almeno dando credito alla vulgata ufficiale che vuole quel pezzo musicale un’espressione di razzismo tipica della nostra vecchia mentalità colonialista.

Anche l’Anpi si è espressa su questa falsariga, affermando che “citare i versi di una canzone fascista come “Faccetta nera” per riferirsi alla situazione dei migranti della ex Caserma Montello è la cifra di quale siano i riferimenti culturali e ideologici di chi si strumentalizza l’immigrazione. Si tratta di un grave episodio, che ci riporta al peggior periodo della storia di questo Paese”.

Questa è la risposta al messaggio postato su Facebook da Otello Ruggeri, esponente milanese di Forza Italia e membro del dipartimento regionale Sicurezza e periferie del partito, nonché candidato alle prossime Comunali a Sesto San Giovanni.

I soliti soloni l’hanno definita una “proposta shock”, quella di Ruggeri di far cantare ai ragazzi delle scuole medie della zona della caserma Montello “Faccetta Nera”. “Ieri (sabato, ndr) davanti alla Caserma Montello, durante la festa per gli immigrati, ai bambini di una scuola media è stata fatta cantare “O bella ciao”. A parte l’indegnità di strumentalizzare dei bambini per scopi politici, non trovate che questa strofa rappresenti meglio l’immagine di uno straniero che guarda al nostro paese con speranza: “Se tu dall’altipiano guardi il mare, moretta che sei schiava fra gli schiavi, vedrai come in un sogno tante navi e un Tricolor sventolar per te?'”.

Il post è stato segnalato alla Polizia (che in queste ore sta indagando) da un cittadino residente nel quartiere. Ma su cosa sta cercando di fare luce la Digos? Perché analizzando il testo di “Faccetta Nera” si può scoprire che non c’è nulla di razzista in quella canzone.

Il fatto che in Etiopia all’arrivo degli italiani c’era ancora la schiavitù è un dato acclarato, ed il fatto che il tricolore sventolasse per quelle popolazioni era un motivo di vanto. Dare agli abissini un’altra legge ed un’altro Re, che gli italiani reputavano più equi di quelli esistenti in quel lembo d’Africa, era un atto dovuto, viste le condizioni in cui era tenuto gran parte del popolo etiope. Per il quale era immaginata, lo dice la canzone, una svolta verso gli ideali di libertà e dovere.

Vestirli con la Camicia Nera, inglobarli nell’esercito italiano (il nome ascari non vi dice niente?) farli venire a Roma (magari a studiare) era sintomo della volontà di assimilare libici, eritrei, somali, etiopi. E di farli aderire ad un sistema (magari discusso e disprezzato da molti) come quello venutosi a creare in quel determinato periodo storico.

Un’idea lontana anni luce dal proposito di un’accoglienza falsa e melensa di cui molti vogliono approfittare per avere numerosa manodopera a basso costo. Schiavi, in poche parole.

Cantare ai profughi “Faccetta Nera”, quindi, era notevolmente più attinente di “Bella Ciao”. Che con i temi di accoglienza, immigrazione ed assimilazione non c’entra veramente nulla.

Otello Ruggeri, stavolta, ha avuto completamente ragione.

 

 

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