Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta, la prima grande impresa d’Italia

Oggi, come ogni 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Ogni anno in una città diversa, dal 1996, vengono letti circa novecento nomi di vittime innocenti. Quest’anno tocca alla città di Locri, dove sono stati letti domenica alla presenza del presidente della Repubblica. Nomi noti di magistrati e politici come il fratello del presidente, Piersanti Mattarrella, e nomi di persone comuni che si sono opposte al sopruso mafioso.

La stessa Locri è stata scenario solo ieri di un nuovo insulto, scritte sui muri contro Don Luigi Ciotti e le forze dell’ordine: «Don Ciotti sbirro siete tutti sbirri». Le scritte sono state cancellate immediatamente e gli autori sono stati ripresi da telecamere. L’atto resta comunque come testimonianza di quanta strada si debba ancora da fare.

Cos’è la mafia? Non ne esiste una sola, o meglio, è una sola ma ha tante, infinite, declinazioni. Nomi diversi che indicano lo stesso tipo di criminalità, organizzata, che ormai non è più un fenomeno circoscritto nei confini italiani.

Le inchieste degli ultimi anni hanno portato a considerare la mafia come la prima impresa italiana. Come riporta i giornali di oggi, i numeri del rapporto “SOS Impresa-Confesercenti, Le mani della criminalità sulle imprese”, nel 2012 parlavano di un giro d’affari di 250 milioni di euro. Al giorno. 10 milioni l’ora. 160 mila euro, al minuto. Per una stima di 130 miliardi di euro all’anno. Solo l’usura mafiosa colpisce, 180 mila commercianti, per non parlare del gioco d’azzardo, le scommesse, l’abusivismo, lo spaccio.

E pure l’agricoltura. 22 miliardi di euro sarebbe il giro d’affari, con un aumento nell’ultimo anno del 30% secondi il rapporto Agromafie 2017. Si parla di gestione dei mercati dell’ortofrutta e delle pesca, distribuzione dei prodotti alimentari in genere, ma anche furti di bestiame e macchinari. Sono oltre 5000 i locali in tutta Italia che si ritengono gestiti dalle mafie, soprattutto in grandi città come Milano e Roma. E non solo al sud. Al secondo e terzo posto della classifica nazionale compaiono Genova e Verona. E rientra nei rapporti mafiosi anche il caporalato con le altro forme di lavoro nero e irregolare.

Basta una sola giornata per ricordarci tutto questo?

Articoli correlati

*

Top