iPhone 7, versione in rosso contro l’Aids (ma non in Cina)

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Il nuovo iPhone sarà disponibile in rosso per una nobile causa: parte degli introiti derivanti dalle vendite di iPhone 7 (da 909 euro) e iPhone 7 Plus (da 1.049 euro) contribuiranno a finanziare la lotta contro Hiv e Aids promossa dall’associazione Product Red. Ma non in Cina.

A differenza di quanto accade nel resto del mondo, infatti, in Cina il nuovo iPhone non verrà pubblicizzato in abbinamento alla “Product Red”, l’associazione fondata nel 2008 da Bono Vox degli U2 per raccogliere risorse finanziarie da destinare al Fondo globale per combattere la diffusione dell’Aids. Questo perché la Cina avrebbe un modo alquanto discutibile di gestire la malattia.

Secondo il Chinese Center for Disease Controlil numero di abitanti sieropositivi a fine 2016 erano 654mila (su una popolazione di oltre 1,375 miliardi di persone). Pochi, pochissimi. Ma pericolosamente in crescita: +400% negli ultimi cinque anni tra gli omosessuali e +350% nei ultimi sei anni tra gli over 60. Ma quello che più preoccupa è il fatto che meno della metà dei sieropositivi, neanche 300mila, ricevono i dovuti trattamenti antiretrovirali. Con la conseguenza che i decessi causati dall’Aids superano i 20mila casi all’anno.

Questo atteggiamento irresponsabile da parte del governo cinese è dovuto alla mentalità diffusa secondo la quale l’Hiv sia un “problema occidentale”, da prevenire evitando il contatto con quel mondo. Dunque la “prevenzione” si è per anni basata semplicemente su controlli medici sugli studenti stranieri in entrata, strette legislative su prostituzione e droga, sull’isolamento dei sieropositivi (o, peggio, la loro “rieducazione” invece dell’assistenza).

Negli anni (soprattutto con Hu Jintao) è stato fatto qualcosa in più contro Hiv e Aids, in termini di campagne e iniziative volti all’assistenza, all’informazione, alla prevenzione e al supporto medico ed economico. Ma la situazione è ancora preoccupante.

Non solo i sieropositivi e i malati di Aids vengono discriminati in ambito lavorativo e sociale, ma si ostacolano anche le campagna di informazione e sensibilizzazione, soprattutto se provengono – come Apple e i suoi iPhone – da quel “mondo occidentale” accusato di essere una sorta di untore.

 

 

 

 

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