Da Terna a Leonardo, comincia il gioco delle sedie (anzi delle poltrone) dei manager

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Alessandro Profumo, (per ora) Ad di Leonardo

Dopo le nomine, comincia la ricollocazione strategica dei manager. Il primo a dare l’addio (ne ha dato notizia lui stesso con una mail, con tanto di “orrore” ortografico) è Giuseppe Lasco, Capo della Divisione Corporate Affairs di Terna Spa (a cui riportano le Direzioni Acquisti e Appalti, Affari Legali e Societari, Sicurezza e Servizi e Risorse Umane e Organizzazione dell’azienda) che ad aprile lascerà la sua poltrona.

Per andare dove? È aperto il totoscommesse: c’è chi dice che Matteo Del Fante, che ha recentemente lasciato Terna per prendere il posto di Francesco Caio come Ad di Poste Italiane, lo porterà con sé in questa nuova avventura. Ma non è nemmeno escluso che raggiunga in Tim Flavio Cattaneo che lo volle disperatamente in Terna quando era Ad. Mal che vada, per Lasco c’è sempre un posto in quel refugium peccatorum dell’ANAS dove il suo operato sarebbe visto come una manna dal cielo.

Un altro fronte dal quale si aspettano grandi novità è Leonardo (ex Finmeccanica) dove in molti si augurano la sostituzione di Federico Fabretti, Responsabile Rapporti Istituzionali, Relazioni Esterne e Comunicazione. Considerato da molti il “cane da guardia” di Mauro Moretti (ex Ad di Leonardo, sostituito da Alessandro Profumo), Fabretti si è reso responsabile di alcuni interventi alquanto opinabili, scrupolosamente descritti in un articolo apparso lo scorso 24 marzo sul sito della rivista Airpress/Formiche.net dall’esaustivo titolo “La nuova Leonardo dovrà saper comunicare“.

Nell’articolo si esorta l’azienda a “riprendere il dialogo con tutti gli interlocutori e a tutti i livelli. In una parola: comunicare” perché “troppo spesso si è avuta l’impressione di un’azienda che teme il confronto con quanti siano portatori di domande o istanze non allineate. Dal divieto di incontrare generali senza preventiva autorizzazione all’eliminazione della pubblicità sulle maggiori testate specializzate internazionali, dal taglio del supporto per i centri studi alla banalità creativa, negli ultimi anni Finmeccanica-Leonardo si è appiattita sul mantra del rinnovamento e sul vertice“.

L’articolo fa esempi ben precisi: “Sul fascicolo di marzo di AirPress – si legge – si è già detto della difficoltà di comprendere il crollo delle esportazioni aeronautiche civili italiane, proprio a causa della mancanza di dati numerici. Poiché non si può impedire al mercato e alla stampa internazionale di ragionare sulla base degli elementi che hanno a disposizione, e tanto meno di trarne convincimenti (magari errati!), l’unico risultato è di minare la propria credibilità. In queste settimane è stata invocata la preferenza dei mercati per l’una o l’altra persona. Non frequentando fondi d’investimento, non sappiamo se sia vero. Si può però notare come, in sede di risultati 2016, Airbus abbia ammesso piuttosto chiaramente i problemi che ancora affliggono il trasporto militare A400M. Ammissioni analoghe sono tradizionalmente difficili da trovare nei comunicati Finmeccanica e Leonardo, che difficilmente avrà guadagnato su programmi in fortissimo ritardo quali ATR72 antisommergibili per la Turchia. E, a proposito di ATR, nessuna discussione pubblica si è avuta sull’idea di rilevarne la metà francese in cambio della quota italiana di MBDA. Questo nonostante il buon andamento del gruppo missilistico e l’invecchiamento dell’ATR, che presto dovrà decidere se investire in un prodotto tutto nuovo. Né si parla della posizione difficile dell’addestratore M346, che dopo la sconfitta a Taiwan ha di fronte a sé circa un anno di produzione per Polonia e Italia. Se gli ordini dovessero esaurirsi prima della decisione della gara americana T-X (peraltro tutta in salita), non è chiaro quale sia il piano B. Buio totale, poi, sul nuovo elicottero da esplorazione e scorta, successore del vecchio A129 Mangusta, finanziato dal ministero dello Sviluppo economico, ma del quale le scarne informazioni non aiutano a capire la logica e le prospettive commerciali“.

Quel che si contesta a Leonardo (e, nella fattispecie a Fabretti) è la “rinuncia a incontrare, spiegare, dialogare” e “le pressioni su testate, direttori o singoli giornalisti“. E infatti, guarda un po’, l’articolo in questione (dopo solo mezz’ora) è sparito dal sito di Airpress/Formiche.net

Eppure, mentre l’alacre responsabile della (non) Comunicazione è velocissimo e definitivo nelle censure e nelle rettifiche (anche se talvolta la sua toppa è peggio del buco  >>leggi qui<<) non è altrettanto bravo a tamponare le notizie (allarmanti) sul nuovo Ad di Leonardo: Profumo, infatti, deve fronteggiare il “rinvio a giudizio per usura bancaria” (come scrive Libero) per colpa del quale potrebbe addirittura risultare “ineleggibile” e, quindi, lasciare la poltrona. L’ex presidente di Montepaschi dovrà andare a processo il 23 maggio per l’accusa di “interessi fino al 190 per cento praticati a un imprenditore della Campania nel periodo in cui lui guidava l’istituto bancario senese”.

Ora bisogna capire se la mancata difesa di Profumo sia solo una “svista” di Fabretti oppure un tentativo disperato di far tornare il suo amato Moretti (o forse arriva Caio?)

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2 Commenti

  1. Babbonatale said:

    Venghino venghino signore e signori, in Anas c’è posto per tutti i dirigenti.
    Colleghi è ora di un serio ammutinamento

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