Musei Europei: opere italiane saccheggiate, mai restituite nè richieste

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Belli i musei europei. Pieni di opere d’arte. Pieni di opere d’arte italiane. Peccato che quasi tutte si trovano fuori dai nostri confini perché saccheggiate durante le guerre e poi mai restituite. Ma restituite perché mai sono state richieste indietro.

Durante la guerra, si sa, i beni artistici sono il bottino più ambito dai nemici. E, tra le incursioni napoleoniche e quelle naziste, possiamo affermare con certezza che l’Italia ha contribuito fortemente a rendere ciò che sono i musei di mezza Europa.
Come riporta un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, dopo il congresso di Vienna è tornata in Italia solo la metà degli oggetti portati via in era napoleonica.

E’ rientrata gran parte (ma non tutto) di quello che si trovava al Louvre ma neanche un’opera tra quelle che si trovavano al Palazzo Reale, né nei musei dipartimentali.
Stessa cosa vale per le opere saccheggiate in epoca nazista. Secondo le stime dei carabinieri del comando Tutela Patrimonio culturale (Tpc) sono ben 2.487 i pezzi d’arte saccheggiati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale che non sono mai tornati in Italia. Abbiamo le fotografie di soli 800 di questi, degli altri non sappiamo niente. Anche perché i sovietici avevano mandato in Russia tutte le opere trovate in Germania nella parte occupata dall’Armata Rossa, si calcola che fossero circa due milioni e seicento mila pezzi che non sono proprio pochi. Che ci importa? Ci importa, perché tra quelle ci sono proprio le opere d’arte che i tedeschi avevano saccheggiato in Italia e portato in Germania, proprio nelle zone occupate dall’Urss.

Per non parlare dei libri. Decine di migliaia, sia in epoca napoleonica che nazista. I tedeschi avevano messo a ferro e fuoco la Biblioteca rabbinica e quella della comunità ebraica a Roma. I testi presi nella prima sono tornati, quelli della seconda ovviamente no. Si tratta di una delle biblioteche più importanti del mondo ebraico. Pare che fosse finita nei pressi di Berlino, per poi finire in mano sovietica. In effetti una foto del 1990 ritrae un uomo nei sotterranei del monastero di Uzkoe, poco fuori Mosca, che cammina tra pareti altissime di libri.

Il punto è che l’Italia non ha mai chiesto indietro niente. Abbiamo lasciato le nostre opere d’arte in “mano straniera” senza mai reclamarne la paternità. Ci ricordiamo solo della Gioconda (che poi non è stata neanche saccheggiata) quando dobbiamo insultare i francesi nelle partite di calcio, non abbiamo idea quanti beni artistici ci siano stati sottratti. Come al solito l’Italia non sa prendersi cura del bello che ha.

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2 Commenti

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  2. Andrea said:

    Quello che abbiamo ce lo svendiamo da soli. Ci sono intere aree archeologiche (anche sottomarine) del Sud dove ogni notte spariscono oggetti venduti all’estero.
    E che dire della biblioteca dei Girolamini di Napoli, venduta (ovviamente illegalmente) libro per libro dal direttore veronese De Caro, grande amico di Dell’Utri?
    Non siamo più degni dei patrimoni che i nostri padri hanno creato.

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