Calcio dilettantistico: i fatti non raccontati di Atletico San Basilio – Luiss

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Il calcio dilettantistico, ogni tanto, è purtroppo anche sinonimo di violenza o, comunque, di episodi di intimidazione da parte di qualche squadra. Sia in campo che sugli spalti. Basti vedere i ripetuti fatti di cronaca che narrano di scazzottate in tribuna tra genitori, aggressioni ad arbitri e giocatori (questa l’ultima, clicca qui).

Alcune squadre, oltre al proprio valore tecnico-tattico, hanno costruito certe vittorie attraverso la propria aggressività, che non sempre fa rima con il sano agononismo, approfittandosi magari della “debolezza” dell’avversario e della loro incapacità nel reagire.

Qualche mese fa tutti si erano sorpresi della squadra portoghese Canelas (clicca qui), che terrorizza le altre compagini a suon di calci, tanto da “costringerli” a non presentarsi più la domenica (vincendo così a tavolino).

Ma esistono realtà simili anche in Italia, a Roma per esempio. Una di queste è l’Atletico San Basilio, club di Prima Categoria di un quartiere periferico di Roma. Una squadra sicuramente valida dal punto di vista tecnico con ragazzi forti in rosa e un allenatore molto competente, ma anche un team resosi più volte protagonista di episodi molto contestati nei confronti delle formazioni avversarie che, per paura, in passato hanno preferito rinunciare a giocare la partita in programma per evitare proprio quello che poi è successo nei giorni scorsi. “Guai a farli incazzare quelli”, sono le parole dei testimoni. Uno di questi  ha spedito una lettera alla nostra redazione.

Di seguito il testo.

“In molti, tra gli appassionati del calcio dilettantistico, si saranno infatti domandati il perché del risultato (partita di due settimana fa) non omologato tra Atletico San Basilio e Luiss, squadra di universitari allenata dall’ex calciatore laziale Roberto Rambaudi. A dire il vero, per chi c’era, è stata una giornata di ordinaria follia più che una gara di campionato.

Già all’arrivo presso il centro sportivo di San Basilio si era capito che quello non sarebbe stato un match tranquillo. La Luiss, con sede a Viale Romania, ha deciso di raggiungere il campo “avversario” in pullman, una scelta che non è affatto piaciuta all’Atletico. La società dell’università è infatti considerata la squadra dei “pariolini”, dei “figli di papà”, che poco si sposa con la realtà “proletaria” di San Basilio.

L’accoglienza non è stata delle migliori, ma il peggio è arrivato dopo il calcio di inizio dove, senza alcun apparente motivo, sarebbe scattata (secondo la testimonianza di persone presenti) una sorta di caccia all’uomo. Con entrate scomposte e falli non sanzionati con il cartellino giallo. La Luiss ha chiuso (per sua sfortuna), il primo tempo in vantaggio. Il match, però, non è mai ricominciato. Il motivo? Qualche giocatore del San Basilio avrebbe tentato di aggredire i “luissini” ed entrare nel loro spogliatoio. Da lì la decisone del team universitario di  non proseguire la partita. E già lo scorso anno, in Seconda Categoria, cinque squadre non si erano presentate al campo per paura di ritorsioni. Di questi fatti, però, non è uscita la minima notizia sui giornali”.

Nessuno, però, dalle parti della Lega Dilettanti è mai intervenuto nei confronti dell’Atletico San Basilio. Che sicuramente sarà un team valido, ma che, se non riesce a conquistarsi i punti sul campo, evidentemente se li prende intimidendo i compagni avversari.

Inoltre, una domanda sorge spontanea: perché l’arbitro nel referto, l’arbitro non ha riportato nulla dell’accaduto? E perché il direttore generale della Luiss, Giovanni Lo Storto, sempre attento e ben disposto nel comparire nelle cronache mondane del Messaggero, non si è fatto sentire?

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