Tor Bella Monaca: la villa romana seppellita da baracche rom e degrado

Roma può regalare anche questo: i resti di un’antica villa a Tor Bella Monaca, nella periferia più estrema. Ma può regalare anche il degrado e la baraccopoli rom che seppelliscono la villa stessa.

Troppo incredibile per crederci: l’ampia distesa di verde tra le torri grigie che disegnano in maniera caratteristica il territorio di Tor Bella Monaca nasconde reperti archeologici. Invece di valorizzare un sito storico dal grande potenziale, si lascia che il prato venga occupato senza regole da zingari che hanno innalzato baracche nel corso dei mesi.

“Spesso mi ritrovo queste persone mentre lasciano i propri escrementi davanti alle finestre di casa mia – è lo sfogo di Francesco Cartacci, residente della zona molto amareggiato – Dalle nostre finestre spesso assistiamo ai loro atti sessuali, d’estate poi devo stare con le finistre chiuse: l’aria è irrespirabile a causa dei fumi che sprigionano bruciando le matasse di plastica. Io così non posso crescere i miei bambini”. Francesco vive in questo quadrante di Tor Bella Monaca con la moglie e tre figli e ha scelto di mettere la sua faccia e il suo nome per denunciare una situazione diventata insopportabile. “Spero che la mia denuncia sia di incoraggiamento per molti altri residenti esasperati: non si può più andare avanti così”.

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Il suo sfogo è arrivato in Municipio, la cui sede è proprio a ridosso della baraccopoli: giovedì mattina, infatti, sarà ricevuto dall’amministrazione locale per raccontare quello che sta vivendo. “Sono dieci anni che vivo qui – ha proseguito Francesco – e le risposte delle forze dell’ordine sono sempre le solite: ‘noi non possiamo intervenire: possiamo solo eseguire un censimento’”. Risultato? Quando arrivano le volanti, gli zingari hanno tutto il tempo di dileguarsi e a farsi censire rimangono in una decina: “Così – osserva Francesco – se un giorno vengono in casa mia a rubare o a rapire una delle mie figlie non sapremo mai con chi prendercela”. A registrare il tentativo di intrusione nella sua abitazione nei mesi scorsi, ci sono le immagini registrate dalle videocamere di sorveglianza: “La prima volta hanno scavalcato e sono entrati nel nostro giardino, senza successo. La seconda, invece, si erano appostati fuori casa pronti ad entrare con una persona che faceva il palo. Poi è arrivata mia moglie e sono andati via”.

Certezza dell’impunità, degrado, assenza di regole: in questo appezzamento, nel giro di pochi mesi si è ricreato il più classico dei microcosmi extraterritoriali dove lo Stato, le amministrazioni e le forze dell’ordine scelgono più o meno consapevolmente di non intervenire. Eppure nel terreno dove ora sorge la baraccopoli si potrebbero fare tantissime cose: “Io stesso lanciai la proposta al municipio di realizzare un parco con alberi, attrezzature ginniche e panchine proprio per vivere quest’area, per dimostrare che Tor Bella Monaca non è solo droga, rapine e quello che vogliono raccontare”. E invece, sembra che qualcuno abbia tutto l’interesse a non cambiare il volto di questo angolo di Roma: anzi, quando è possibile, si deve cambiarlo solamente in peggio.

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