Montezemolo, eterno candidato “papabile” (sulla fiducia, sempre tradita)

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Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo è come una pianta grassa: dove lo metti sta. Ma, a differenza della pianta grassa che vegeta in un angolino, buona buona, senza dar fastidio a nessuno,  l’ex pupillo di casa Agnelli continua a fare il giro delle aziende, osannato manco fosse Massimo Decimo Meridio nell’arena, salvo poi andarsene alla chetichella, dopo aver fatto danni.

Pare che nessuno abbia il coraggio di dirgli chiaramente in faccia che non è buono a fare il manager. I risultati – dalla Ferrari a Italia ’90, passando per Unicredit ed Ntv, fino ad arrivare all’ultima avventura, Alitalia targata Ethiad (lasciata nelle mani di quell’altro “re Mida al contrario” di Gubitosi) – parlano per lui. Invece si continua a piazzarlo in posizioni strategiche dove, nella migliore delle ipotesi, farà presenza senza apportare alcuna sostanza. Di queste ore, infatti, la notizia che Luca Cordero di Montezemolo è tra i papabili per la presidenza di Telecom Italia, la cui assemblea si riunirà il 4 maggio, per prendere il posto di Giuseppe Recchi (il nome di quest’ultimo, invece, spunta tra i potenziali successori di Alessandro Profumo alla presidenza di Equita Sim).

Il tutto in virtù degli ottimi rapporti tra Montezemolo e l’ad del gruppo telefonico, Flavio Cattaneo. Le competenze? Un dettaglio trascurabile, evidentemente. Si punta più sulla “presenza scenica”. Interpellato sull’attendibilità di questi rumors, l’ex di Alitalia ha risposto che «la notizia non esiste: di questa ipotesi non me ne ha mai parlato nessuno». Il che non è una conferma, ma neppure una smentita.

Ma cosa avrà di così irresistibile? «È sempre stato un uomo affabile, sveglio e pratico» disse di lui Oliviero Beha. E, a proposito di poco edificanti avventure in Fiat, citando l’allora Ad Cesare Romiti scrisse: «Abbiamo pescato un paio di persone che pretendevano denaro per presentare qualcuno all’Avvocato. Uno dei due l’abbiamo mandato in galera, l’altro alla Cinzano». Montezemolo, già dirottato alla Cinzano, con franchezza ammise: “È vero, ho sbagliato, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi son fatto dare 80 milioni nel cofanetto di un libro vuoto di Enzo Biagi”, formula quest’ultima che qualcuno definì “prettamente tautologica”».

 

 

 

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