Alitalia: lavoratori in stato di agitazione. Adr blocca il sito Avionews?

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Sono nubi sempre più dense quelle sul futuro di Alitalia e dei suoi dipendenti che ora si vedono misteriosamente negare l’accesso ad alcuni siti dalla rete wi-fi di Aeroporti di Roma.

È il caso del sito di informazione Avionews che nelle ultime settimane ha raccontato gli sviluppi della questione Alitalia. In particolare, un intervento del professor Gaetano Intrieri apparso sul sito ha messo a fuoco molto bene alcuni passaggi del business plan della compagnia di cui il sito è entrato in possesso. “È un piano molto distante dai veri problemi della compagnia, svuotata di tutti i suoi tesori. Un manager preparato saprebbe immediatamente dove mettere le mani” ha osservato Intrieri.

Poco dopo la pubblicazione dell’intervento, guarda caso, il sito Avionews è diventato irraggiungibile da chi si connette nel web attraverso la rete wi-fi di Adr come i turisti, ma soprattutto i dipendenti. In uno dei passaggi, Intrieri sottolinea come “i famosi “Capitani Coraggiosi” a cui è stata “regalata” l’azienda abbiano provveduto negli anni a svuotarla di tutti i suoi migliori contenuti per fare cassa e cercare di tamponare le immense perdite relative alla gestione caratteristica; e come non citare in tal senso la vendita ad Etihad di Alitalia Loyalty, la cassaforte contenente il programma di fidelizzazione Mille Miglia e quindi il database di tutti i clienti. E infine, per non farsi mancare nulla Alitalia si è privata anche degli slot su Heathrow, dei quali una parte servì all’ingegner Sabelli per fare cassa e ridurre la perdita monstre, e un’altra parte è stata “regalata” ad Etihad a 12 milioni c.a. contro un valore di mercato di circa 70. In compenso Etihad ha noleggiato ad Alitalia due Airbus 330 con un over market del 30% rispetto ai valori di mercato”.

Sono lontani i tempi, secondo Intrieri, in cui i periti aeronautici e ingegneri Alitalia in Altas parlavano e i progettisti Boeing si toglievano il cappello: “Li ho visti con i miei occhi: questo succedeva circa 20 anni fa e io a quel tempo ero giovane manager di una compagnia americana: mi sentivo orgoglioso di essere italiano”.

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Contro questo piano di Alitalia, la sigla Assovolo ha indetto una manifestazione per domani in via Molise alle ore 14, a cui parteciperanno anche le sigle USB e CUB, per protestare contro gli abbattimenti salariali alle esternalizzazioni: “Chi ha prodotto la crisi – hanno fatto sapere gli organizzatori – la deve pagare. Chi lavora onestamente, assorbendo radiazioni ionizzanti e chi respirando cherosene, non può e non deve farsene carico. Il costo lavoro ed il numero dei lavoratori sono in linea coi migliori benchmark di mercato delle peggiori compagnie low-cost, alle quali lo Stato regala sussidi in forma di co-marketing e tollerando un sistema aeroportuale autolesionista. Un piano dal respiro corto merita di esser rispedito al mittente. O il governo ci mette i soldi, o venga un Commissario ad appurare come sia stato possibile un tale disastro”.

Gli eventuali licenziamenti, dunque, riguarderebbero anche l’indotto: tra queste c’è un’altra eccellenza italiana di un tempo, ovvero la Alitalia Maintenance Systems, azienda che si occupava della revisione dei motori aerei. Il 14 di aprile scadono gli ammortizzatori sociali e molti dei lavoratori si ritroveranno senza lavoro e in una situazione molto difficile, tutto questo mentre i tavoli convocati dal Ministero dello Sviluppo economico non hanno prodotto alcun risultato. Anzi: la Iag, azienda che ha rilevato gli asset di Ams, ha spesso rinviato o addirittura disertato i tavoli stessi provocando l’ira dei sindacati. Anche con la vicenda Ams si assiste a una cessione di importanti asset e know how: finora, quasi 50 dipendenti sono stati chiamati – a gruppi di 5/8 persone – per partire a Miami. Obiettivo: “socializzare” (ovvero istruire) la nuova organizzazione. Secondo alcune fonti, però, chi tornerà da Miami dopo un mese o mese e mezzo a contratto a tempo determinato, rischia di tornare in mobilità. Ma gli occhi di Iag sono puntati anche sull’hangar 7, quello visibile dall’autostrada Roma-Fiumicino: in molti sostengono che l’azienda pretenda di acquisirlo a prezzi stracciati per poi rivenderlo e fare cassa. Proprio come è avvenuto con la ex officina Ams.

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