Vaticano e immigrazione: i media esaltano Turkson e dimenticano Djomo

I (quasi) sempre attenti media progressisti e immigrazionisti non si sono fatti sfuggire il “duro attacco” del Vaticano attraverso il cardinale Peter Turkson al presidente Usa Donald Trump in materia di immigrazione.

Chissà perchè poi, il vescovo Nicolas Djomo quando invita i giovani africani “a rimanere”, viene attentamente censurato da queste stesse testate. “Il Vaticano chiama ora la mobilitazione contro le politiche del presidente Usa – racconta entusiasticamente Repubblica – Lo fa con una dichiarazione del cardinale Peter Turkson, presidente del nuovo dicastero per lo Sviluppo umano integrale”.

Il quotidiano del gruppo L’Espresso sottolinea che, riferendosi al bando contro le immigrazioni, il presule ricorda con soddisfazione il ricorso approvato dal giudice delle Hawaii che ha bloccato il provvedimento. “È un segno che ci può essere un’altra voce – ha osservato Turkson – e si spera che tramite i mezzi politici mano a mano Trump stesso cominci a ripensare alcune sue decisioni”.

In tema di immigrazione non poteva certo mancare il tema del muro al confine col Messico costruito – come si vuol far credere – dal “cattivissimo Trump”. L’intervento del presidente della Commissione episcopale per i migranti, il vescovo di Austin Joe Vasquez, lo ha contestato affermando che “metterà la vita degli immigranti in pericolo” e che invece si devono “costruire ponti tra le persone”. Non si ricordano interventi del Vaticano o di questi media asserviti all’immigrazionismo quando nel 2006 a votare la legge per realizzare il muro furono decisivi anche molti voti democratici.

Altro silenzio imbarazzante riguarda l’intervento di mons. Nicolas Djomo, Vescovo di Tshumbe e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, durante la riunione della Gioventù Cattolica Panafricana che si è svolta a Kinshasa nell’agosto 2015. Djomo ha definito i giovani africani “il tesoro dell’Africa”: “Utilizzate i vostri talenti e le altre risorse a vostra disposizione –  ha proseguito – per rinnovare e trasformare il nostro continente e per la promozione della giustizia, della pace e della riconciliazione durature in Africa” (leggi qui).

Non finisce qui: nel giugno scorso, con l’intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung, anche il Dalai Lama si scagliò contro l’invasione migratoria in Europa. La massima autorità spirituale dei buddisti tibetani aveva invitato l’Ue a prendere atto di come i rifugiati siano diventati troppi: “Se guardiamo i profughi in faccia, soprattutto le donne e i bambini, proviamo compassione”, ha sottolineato il Dalai Lama alla testata tedesca. Poi è arrivato l’invito a prendere atto dell’impossibilità di cancellare la propria storia e la propria identità a causa di flussi migratori incontrollati: “i migranti d’altra parte, nel frattempo sono diventati troppi. L’Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania”.

Ora, però, sono arrivate le parole del card. Turkson e i sostenitori del business dell’accoglienza e degli imprenditori delle tragedie possono dormire sonni tranquilli. Anche in Vaticano.

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