Costumi Rai: un patrimonio riutilizzabile sta andando perduto (nell’amianto)

costumi rai

Ammassati nella polvere dell’amianto, dimenticati e peggio ancora buttati (o addirittura svenduti?): è una storia, quella dei costumi Rai, che merita di avere un finale molto diverso rispetto a come stanno andando le cose.

Agli studi della Dear, infatti, alcuni magazzini ospitano le stoffe che hanno fatto gran parte della storia della tv di Stato: i costumi Rai raccontano un pezzo importante d’Italia, attraverso film, sceneggiati o trasmissioni.

Ma soprattutto, e questa è la denuncia più grave, potrebbero essere benissimo riutilizzati con grande risparmio per le casse di viale Mazzini.  Eh già, perchè chi è del mestiere lo sa molto bene: il costume è un po’ come il maiale, “non si butta via niente”. E invece? Le stoffe immagazzinate negli anni, meglio dire nei decenni, sono state schedate in maniera pessima: qualcuno parla di biglietti scritti a penna che registrano il posto in cui viene depositato un particolare abito di scena. Se viene perso il foglietto, addio costume.

Verrebbe da chiedersi cosa pensino di tutto questo i responsabili del settore come Ornella Fortunato. Sembra che la “funzionaria responsabile del settore trucco e costumi” (vedi profilo Linkedin) sia stata protagonista di una carriera davvero “fulminante” ai tempi della dirigenza di Domenico Olivieri, già responsabile del Centro di Produzione di Roma, finito in prepensionamento poco prima della clamorosa inchiesta Rai della procura di Roma per corruzione e appropriazione indebita (leggi qui). La Fortunato, dunque, è riuscita a partire come camerinista e in pochissimi anni è riuscita a diventare caposettore costumi. Alla faccia di alcuni costumisti che davvero hanno fatto la televisione e che ancora aspettano la nomina di costumisti titolari.

Davvero, dunque, è più economico buttare per riacquistare? Un’azienda che vuole (e deve) stare al passo coi tempi, come la Rai, come minimo potrebbe pensare di procedere a un processo di informatizzazione per un bene – come quello dei costumi – che rappresentano un pezzo della storia d’Italia. Niente da fare: le foto che riportiamo in esclusiva raccontano l’inadeguatezza con cui viene conservata gran parte dei costumi Rai.

E che dire della sicurezza con cui è stata affrontata la bonifica dall’amianto dei magazzini? Inizialmente, a proteggere i costumi erano stati utilizzati solo alcuni teli di plastica. A seguito del malore avvertito da alcuni dipendenti, il magazzino è stato chiuso.

Come mai tutto questo? Sembra che circa un anno fa, in viale Mazzini qualcuno abbia deciso che sia molto più economico buttare tutto e riacquistare, rispetto a catalogare e valorizzare. Questa logica, secondo qualcuno, ha portato a gettare già il 30-40 per cento dei costumi. Tra l’altro, si parla di un patrimonio invidiato dai centri di produzione di mezzo mondo che poteva essere regolarmente veduto alle sartorie esterne. Niente di tutto questo.

Ha ragione chi sostiene che in viale Mazzini non è proprio tutto da buttare via: i costumi Rai sono sicuramente nel materiale salvabile, ma non per gli interessi di qualcuno.

Articoli correlati

2 Commenti

  1. Fiorella said:

    Approvo tutto ciò che è stato scritto nel precedente commento,ho solo da aggiungere che la signora Fortunato in tanti anni è stata l’unica che ha difeso e portato avanti nel migliore dei modi il nostro reparto.

  2. Patrizia said:

    Non condivido minimamente l’articolo scritto ed a mio parere la signora in questione Ornella Fortunato è stata l’unica ha prendere a cuore la gestione del magazzino costumi Rai ormai abbandonato a se stesso da anni … e con pazienza e costanza con la collaborazione di personale qualificato é riuscita a ricatalogare e riorganizzare l’intero magazzino costumi.
    Le foto in questione dei sacchi ammucchiati non sono altro che abiti usurati non più utilizzabili. Pertanto non ritengo opportuno infierire contro qualcuno che nel corso di tanti anni è stata forse l’unica a prendersi cura dei costumi Rai.

*

Top