Sentinelle in piedi: è silenzio sulle condanne per l’aggressione a Rovereto

sentinelle in piedi

Sei mesi di reclusione a uno e duemila di euro di multa all’altro: nascoste da giornali e media, queste sono le misure che hanno colpito i protagonisti del pestaggio che nell’ottobre 2014 mandò all’ospedale due Sentinelle in piedi mentre manifestavano a Rovereto.

A parlarne è stato solo il quotidiano La Verità che ha denunciato come i paladini della democrazia e dei diritti per tutti abbiano dimostrato tutta la loro (in)tolleranza: una testata ruppe il naso di una delle Sentinelle in piedi e, dopo aver devastato un gazebo, la violenza coinvolse anche un prete.

A dire il vero, anche l’aggressione ai manifestanti pro-family passò completamente sotto traccia. Silenzio all’epoca dei fatti e silenzio ora che sono arrivate le condanne. Non c’è che dire, il principale nemico delle Sentinelle in piedi – colpevoli di manifestare pacificamente in silenzio, leggendo un libro – è soprattutto il sistema culturale e mediatico che preferisce ignorare la violenza pro-Lgbt.

Non osiamo immaginare cosa sarebbe successo – come giustamente si domanda il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro – se un Gay Pride fosse stato raggiunto da qualche “intollerante” e provocando gli stessi feriti? Edizioni straordinarie di telegiornali, speciali in prima serata, telefilm e sceneggiati sulla selvaggia aggressione avrebbero preceduto interrogazioni parlamentari e proposte di legge per mettere al bando l’eterosessualità.

Gli aggrediti, invece, sono solo due Sentinelle in piedi: colpevoli di difendere la famiglia e i diritti di figli che hanno il diritto naturale ad avere un padre e una madre. Per questo, la violenza che li ha colpiti deve passare inosservata. Come le condanne che hanno raggiunto gli aggressori di Rovereto.

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