Sindacati: il business degli enti bilaterali e della formazione professionale

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Che i sindacati stiano vivendo un periodo di crisi, relativamente alla diminuzione degli iscritti anche a seguito di scandali interni che non hanno risparmiato nessuna sigla, è un dato inconfutabile.

Dalla pensione gonfiata dell’ex segretario della Cisl Raffaele Bonanni alle crociere di lavoro dei sindacalisti della Uil con tanto di consorti al seguito, dall’allegro utilizzo dei voucher lavoro della Cgil, che se da un lato ne chiedeva la cancellazione, dall’altra ne faceva uso abbondante per alcuni suoi dipendenti. Non è rimasta indenne nemmeno l’autonoma Confsal, con gli stipendi gonfiati al fine di far percepire pensioni maggiorate ai propri dirigenti che dovevano accedere alla pensione, per non parlare poi dell’Ugl con le ormai celebri carte di credito utilizzate anche dall’onorevole Renata Polverini per acquistare biancheria intima griffata e che, per questo ed altri fatti, è costata alla deputata di forza italia l’avviso di garanzia assieme all’ex segretario della stessa organizzazione Stefano Cetica.

Insomma siamo davanti alla evidente crisi di organizzazioni sindacali che, se in passato possono aver maturato tutto il rispetto dei lavoratori, oggi con questi fatti, ne perdono la stima e soprattutto, a seguito delle continue disdette delle deleghe, i contributi che servivano a far funzionare la complessa macchina del sindacato. La cosa non sembra però preoccupare più di tanto le OO.SS. che, attraverso altre vie, riescono a sopperire alla crisi di rappresentatività che le sta erodendo iscritti e contributi sindacali. Infatti per fronteggiare questa crisi, sia la triplice che gli autonomi che l’ Ugl, hanno calato l’asso nella manica chiamato bilateralità finalizzata alla formazione professionale che se da un lato risponde al principio di una partecipazione collaborativa tra impresa e sindacato, dall’altra altro non è che un grande affare che fa rientrare dalla finestra i contributi che sono usciti dalla porta principale delle amministrazioni dei sindacati.

Grazie alla cosiddetta bilateralità le confederazioni e le categorie sindacali hanno stipulato accordi confederali con i quali costituiscono gli Enti Bilaterali attraverso i quali possono chiedere all’Inps di farsi stornare lo 0,30% dei contributi versati all’INPS (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) e utilizzarli direttamente per effettuare corsi di formazione professionale continua destinati ai dipendenti delle aziende iscritte al fondo. Il sistema della formazione professionale, tra finanziamenti del Fondo Sociale Europeo e fondi interprofessionali, oggi rappresenta un giro di circa un miliardo di euro ogni anno.

La formazione con i soldi del fondo sociale è gestita dalle regioni ma senza reali controlli che garantiscano poi, alla fine dei corsi, una reale opportunità d’inserimento nel mondo del lavoro da parte di chi ha frequentato i corsi che, però, sono gestiti in larga parte dagli enti i cui promotori sono gli stessi sindacati confederali. In pratica basta che l’aula formativa si riempia e scatta il contributo europeo senza che i controlli siano in grado di verificare la finalità di corsi che, per la maggioranza dei casi, non rispondono ai fabbisogni delle imprese. Discorso non molto diverso è invece quello dei fondi interprofessionali dai quali ci si aspetterebbe un utilizzo del contributo per l’organizzazione di corsi finalizzati all’adeguamento professionale dei lavoratori dipendenti verso le nuove tecnologie e alla riqualificazione del personale meno istruito mentre, come risulta da un’indagine dell’Isfol (oggi denominato Inapp), risulta che più della metà dei corsi promossi dagli enti bilaterali sono dedicati alla sicurezza del lavoro e sono in maggioranza frequentati da quadri e dirigenti.

Peraltro gli enti bilaterali debbono essere autorizzati dal Ministero del Lavoro che attualmente ha rilasciato tale autorizzazione a 22 fondi di cui solo 19 sono realmente operativi mentre tre sono stati commissariati dallo stesso ministero. Dei 19 fondi, nati da altrettanti accordi interconfederali, 11 vedono la partecipazione negli organismi paritari, ovvero nei consigli di amministrazione, di Cgil, Cil e Uil, in due sono presenti rappresentanti dell’Ugl, la Confsal è presente in due consigli e 4 fondi sono gestiti da sigle autonome di categorie dirigenziali. Insomma la preoccupazione dei sindacati di vedere ridotta la loro rappresentatività dal calo delle tessere è compensata dal fatto che sono i datori stessi di lavoro che li “imbrigliano” (e loro si fanno imbrigliare senza opporre resistenza) in un sistema che di paritario ha solo la spartizione della gestione di un sistema formativo che produce lavoro per enti collaterali delle organizzazioni sindacali senza dare un concreto contributo alla riqualificazione dei lavoratori occupati.

Tutto questo è possibile solo perché non ci sono controlli adeguati, sia del ministero sui fondi, che delle regioni sui corsi di formazione. Intanto la modica cifra di un miliardo di euro viene utilizzata non per rispondere, in pieno, alle esigenze del mondo del lavoro ma per pagare stipendi e collaborazioni a chi lavora per sigle sindacali e datoriali sempre più distanti dalla domanda di trasparenza che proviene dalla gente e soprattutto dai lavoratori che dovrebbero essere i veri destinatari di quelle risorse finanziarie.

E anche in questo caso non c’è distinzione politica o sociale che tenga. Quando si tratta di “gestire”, destra o sinistra, padroni o sindacati sono tutti d’accordo, Questa è l’Italia? Sicuramente non quella che vorrebbero i cittadini lavoratori.

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4 Commenti

  1. Ale said:

    Ma se non sono iscritto ad nessuna associazione sindacale, perché dovrei aderire agli enti bilaterali che sono una emanazione chiara e palese del sindacato, senza considerare che ogni volta che chiedo la disdetta dell’ente bilaterale tutti mi rispondono che sono obbligatori, ma cambiano nel silenzio quando gli ricordi che l’iscrizione al sindacato non è obbligatoria, ma facoltativa, fa parte del diritto individuale del lavoratore accettare oppure no. Non vedo perché devono avere e possedere i miei dati personali !

  2. Giuseppe said:

    Caro Visconti hai perfettamente ragione. Questo è quanto scrivevo tempo fa in un mio post precedente a commento di quanto avvenuto a Napoli in casa CGIL e UIL (dimissioni dei vertici sindacali locali), va considerato che tutte le OO.SS. sindacali attuali sono organizzazioni dedite in primis alla cura delle proprie risorse finanziarie (alimentate prevalentemente con fondi pubblici attraverso i cd. enti di patronato di assistenza fiscale e sociale ma anche provenienti dagli enti bilaterali costituiti dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro delle varie categorie) con una gestione del tutto libera da vincoli giuridici e con casi conclamati di malversazione e di appropriazione delle stesse a profitto della nomenklatura al vertice del sindacato (casi di arricchimento personale di taluni pseudo sindacalisti e di gestione allegra dei fondi sono stati oggetto delle cronache giornalistiche di questi ultimi anni. In qualche caso è ancora pendente il pronunciamento della magistratura). Indi non vanno dimenticati gli scandalosi emolumenti che si auto attribuiscono gli stessi vertici, con una discrezionalità assoluta e insindacabile da parte dell’autorità dello Stato (bilanci non sottoposti ad alcun controllo pubblico). Di contro le strutture sindacali di base, RSA o RSU, vale a dire la truppa di “trincea”, molto spesso non viene nemmeno rimborsata di un centesimo quando opera sul territorio per il sindacato, rimettendoci di tasca propria Oramai il fattore tessere è soltanto un accessorio; i maggiori proventi delle OO.SS. sono infatti, è bene ripeterlo, quelli rivenienti dalle attività summenzionate (enti di patronato e bilaterali). Soldi, anche pubblici, gestiti allegramente alla faccia dei lavoratori e dei pensionati iscritti e dei contratti che languono, alcuni ormai persino da anni, nel limbo dei diritti dei lavoratori.

  3. Mirko said:

    Confermo avendo lavorato in due caf quanto da Lei detto.
    Guadagnavano di più con i corsi che con i 730.

  4. Salvatore said:

    Applicazione dell’art.39 della costituzione, contribuirebbe ad avere maggiore trasparenza nei bilanci e nel l’anagrafe degli iscritti.

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