Ddl concorrenza: come svendere le opere d’arte all’estero

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Non solo non ce ne frega niente di recuperare le opere d’arte che ci sono state sottratte, ma abbiamo deciso di fare una legge che faciliti la svendita dei beni culturali.

L’articolo 68 del ddl concorrenza disciplina la “semplificazione della circolazione internazionale dei beni culturali”. Sostanzialmente oggi chiunque voglia far uscire dall’Italia opere di interesse culturale, la cui esecuzione risalga a oltre cinquant’anni fa, in modo definitivo, deve sottoporle a uno dei 19 Uffici Esportazione delle Soprintendenze. Che hanno quaranta giorni per dare o negare il via libera valutando se l’opera in questione rivesta quell’interesse culturale stabilito dal Codice dei Beni culturali.

Da “domani”? Il ddl concorrenza prvede l’innalzamento dei di vent’anni dall’età dell’opera da far espatriare senza l’autorizzazione dagli Uffici esportazione, fino a 70 anni. Ottimi candidati per la svendita fuori dai confini diventano anche i maestri del 900. Ma non è finita. L’altra novità è che oggi non esiste una soglia minima di valore dell’opera da sottoporre agli uffici ministeriali per l’espatrio. La legge del consiglio dei ministri propone invece un limite di prezzo sotto il quale gli Uffici non hanno voce in capitolo. 13.500 euro per tutte le categorie. Dove sta il trucco ? Il trucco si chiama autocertificazione. Il valore è stabilito dalla persona che fa la richiesta di esportazione, da lì il rilascio dei certificati è automatico. Già. Gli uffici ministeriali non hanno alcun potere di verifica.

“E’ una follia”, dice un funzionario del ministero al Fatto Quotidiano. Presto verrà pubblicato un appello in cui associazioni come Italia nostra, storici dell’arte e archeologi chiedono che si impedisca il “depauperamento del patrimonio culturale” perché di fatto si incentiva l’uscita e non l’entrata di beni culturali. Non è una misura per rilanciare il mercato italiano ma, al contrario, per depredare il nostro patrimonio culturale. In pratica mente il mercato internazionale cerca di appropriarsi di beni degli anni ’50 e ’60, l’Italia glieli serve su un piatto d’argento, senza comprenderne il valore.

Così come non comprende il valore di quelle opere espropriate e mai recuperate. Quanto ci piace disfarci del bello che abbiamo.

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