Terremoto coop rosse: Reggio Emilia, crollo da 1,5 miliardi

Qualcuno ha definito quella delle coop rosse la più grave perdita di patrimonio collettivo: l’ultimo disastro in ordine cronologico riguarda la holding Unieco.

Quella delle coop rosse – realtà attive soprattutto nelle regioni tradizionalmente di sinistra come Toscana e Reggio Emilia – è una storia che ha intrecciato politica locale e nazionale con imprenditoria ed economia. Eppure il tracollo è arrivato solo negli ultimi anni, tappa finale di un sistema corrotto sopravvissuto anche a stagioni indimenticabili come Mani pulite.

Un intero settore, quello delle costruzioni, è stato letteralmente travolto e ha visto la liquidazione di due colossi come Unieco che ha registrato un passivo di 225 milioni tra il 2012 e il 2014 e Coopsette (184 milioni) e i concordati di Cmr e Orion. Seicento milioni bruciati in tre anni, a fronte di un patrimonio costruito nel tempo che ha sfiorato 1,5 miliardi di euro e mandato letteralmente in fumo assieme a 2mila posti di lavoro. Il terremoto ha coinvolto anche le catene di supermercati: 600 esuberi erano stati dichiarati e poi ritirati da Unicoop Tirreno, altri 200 annunciati da Coop Lombardia.

Ma nella telenovela che ha visto protagoniste le coop rosse a braccetto con gli apparati politici Pci-Pds-Ds-Pd non poteva mancare il solito caso del manager promosso e riciclato addirittura in un’azienda statale. È il caso, raccontato da Libero, di Ivan Soncini ex padrone incontrastato di Ccpl. Dopo aver lasciato la coop con 100 milioni di passivo, l’anno scorso Soncini è approdato alla presidenza di Fs Logistica.

Chissà, forse a risultare decisiva potrebbe essere stata una partita di calcetto, ormai conclamata agenzia di collocamento, col ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia fino al 2013. Arbitro, Giuliano Poletti, ministro del Lavoro autore della frase sulle partite di calcetto, nonchè leader di Legacoop dal 2002 al 2014. Lui sì che di curriculum se ne intende.

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