Risse e cocaina, atto secondo: i soliti “cattivi di Roma nord”?

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Un’altra storia, diversi protagonisti ma stesse tematiche, più una. Ragazzini, rissa, discoteca, la supremazia sul territorio, la cocaina. E stavolta anche il tentativo di metterci in mezzo la politica.

Questa mattina il Corriere della Sera ha pubblicato (sul giornale e sul sito online) l’intervista al “sedicenne picchiato a sangue sabato notte a Piazza Argentina” e titola così: “Per pestarmi sono arrivati in venti. Tutti più grandi pippati e pariolini” di Roma nord.

La dinamica dei fatti dovrebbe essere abbastanza semplice. Questo ragazzino era in discoteca con quattro amici. Mentre se ne stava tranquillo e beato, un ragazzo più grande ha cominciato a dargli fastidio. Lo ha spinto, strattonato, insultato. La sicurezza li ha buttati fuori ed è stato l’inizio della fine. Questi “ragazzi più grandi” ne hanno chiamati altri, palesemente strafatti di cocaina, che hanno pestato a sangue il povero ragazzino.

«Ragazzi più grandi di noi, sicuramente pippati, drogati. Erano tutti fomentati, si sono messi a correre verso i miei amici che si trovavano dal lato di Botteghe Oscure» racconta il sedicenne.

E’ l’ennesimo caso di cronaca il cui colpevole principale è la cocaina. La stessa storia, il branco che ne punisce uno per educarne cento, aiutato e fomentato dalla droga che ti fa sentire invincibile. Peccato che, il Corriere oggi e il Messaggero un paio di mesi fa, invece che denunciare un fenomeno che sta trascinando una generazione nel baratro monta il caso “politica e territorio”, stavolta il territorio non è Alatri, ma Roma nord.

Dopo il “Caso di Piazza Cavour”, millantato dal Messaggero e consacrato con il reportage “Babyricchi” di ServizioPubblico, adesso c’è il caso “Roma nord”? Il pezzo del Corriere lascia intendere che il movente della rissa di sabato scorso fosse l’appartenenza a una certa casta e a un certo partito politico. Peccato che persino il sedicenne lo smentisca.

«Qualcuno mi ha detto che tra loro c’era qualcuno del fronte della Gioventù, facce note a piazza Euclide» E’ un’affermazione che non vuol dire nulla. E poi chi gliel’ha detto?  Inoltre, alla domanda “Secondo te c’è un movente politico”? Il ragazzo risponde secco «no» e continua «non ho mai detto, come ho letto suo giornali, che sono antifascista»

Ma certo, la politica non c’entra niente. Inutile far passare i pestaggi come una lotta politica tra fascisti e antifascisti (si possono usare ancora questi termini?) o tra ricchi e poveri.  Stiamo parlando di ragazzi che sabato sera erano nella stessa discoteca a divertirsi. Non c’è niente di politico, né di classista.

I giornali dovrebbero condannare la cocaina, che non fa distinzioni di nessun tipo, invece che divertirsi a dividere i buoni dai cattivi.

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