Leonardo (e il suo Ad Profumo) ancora al centro delle polemiche, urbi et orbi

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Alessandro Profumo

Continua a far parlare di sé Leonardo, ex Finmeccanica, nonostante il suo ineffabile direzione della Comunicazione si spertichi nel tamponare (o censurare?) le notizie negative.

La nomina di Alessandro al vertice di Leonardo ha suscitato la dura reazione del fondo attivista Bluebell Partners Ltd >>leggi qui<<. In vista delle primarie del Pd, previste (salvo colpi di scena) per il prossimo 30 aprile, il socio fondatore Giuseppe Bivona, ha infatti scritto ai tre candidati alla segreteria – Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano – chiedendo loro se in qualche modo erano stati coinvolti nella decisione del Governo Gentiloni di designare l’ex presidente di Monte dei Paschi di Siena Alessandro Profumo come amministratore delegato di Leonardo SpA.

Non pago, ha scritto una lettera di protesta al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. In un’altra missiva, stavolta indirizzata allo stesso Profumo, Bivona ha sottolineato polemicamente che «sarebbe fonte di potenziale imbarazzo per Leonardo Spa e ancora di più per il Mef in quanto socio che ha presentato la candidatura, se il tribunale di Milano non dovesse accogliere la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Milano in relazione alle ipotesi di falso in bilancio e manipolazione informativa per la responsabilità in Monte dei Paschi di Siena. L’udienza si è svolta il 15 marzo e si attende la decisione. Al di là delle ragioni che hanno spinto inizialmente il governo a presentare le candidature annunciate il 18 marzo, sia la reazione dei mercati sia la notizia appresa il 22 marzo invitano a una riflessione, in primis da parte sua, sull’opportunità di accettare o meno la candidatura».

In attesa che Profumo cerchi (e trovi) sul dizionario la definizione di “opportunità” (subito sotto a “opportunismo”) Leonardo dovrà fronteggiare anche un’accusa di violazione delle norme internazionali, sociali ed ecologiche con tanto di interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle presentata dal senatore Roberto Cotti.

A monte, il rapporto “Dirty Profits 5” presentato dall’organizzazione non governativa Facing Finance con la quale si denuncia, tra altre aziende, Leonardo perché “svilupperebbe veicoli militari senza pilota e armi potenzialmente autonome per paesi che violano i diritti umani e che distinguono per violenze contro i civili, come l’Oman o l’Arabia Saudita, o che sono coinvolti in conflitti come quello in corso nello Yemen“.

Secondo il Rapporto, inoltre, “Leonardo non sarebbe poi firmataria dell’United Nations Global Compact, ovvero l’iniziativa ONU nata per incoraggiare le aziende di tutto il mondo ad adottare politiche sostenibili e nel rispetto della responsabilità sociale d’impresa e per rendere pubblici i risultati delle azioni intraprese“.

Oltre a ciò, riporta il senatore Cotti, “Leonardo non avrebbe riconfermato il suo sostegno ai “Principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e i diritti umani”, a differenza di gran parte delle società esaminate nel Rapporto. Per queste ragioni, almeno 4 grandi investitori internazionali (Delta Lloyd Asset Management, Nordea, Azio e AP7) avrebbero escluso la società italiana dai loro investimenti“.

Leonardo, nulla da commentare?

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