Eta, domani il penultimo (e storico) passo verso la pace

Eta

E’ previsto per l’8 aprile il disarmo totale dell’Eta, l’organizzazione terroristica basca. Avverrà a Bayonne, in territorio francese.

Un’annuncio, quello dell’Eta, che sa tanto di fine di un’epoca fatta di quasi mille morti, migliaia di feriti, attentati, sequestri di persona, gambizzazioni di coloro i quali (non importa se membri della Guardia civil, agenti di polizia, militari, politici o imprenditori) rappresentavano il potere centrale di Madrid, reo di interferire negli affari della regione basca.

In una lettera alla Bbc (scelta probabilmente per la sua autorevolezza, ma anche perché storicamente la Gran Bretagna ha rapporti preferenziali con la regione basca) si preannuncia che “migliaia di persone sono attese a Bayonne l’8 aprile”, e in occasione del raduno saranno consegnati gli arsenali di cui l’Eta si è servita per anni.

L’organizzazione terroristica basca ammonisce però che “il processo di consegna di armi ed esplosivi può essere messo a rischio dai nemici della pace”, e cioè tutti coloro i quali cercheranno su di esse prove per incastrare gli autori di gesti eclatanti che per più di 60 anni hanno insanguinato la Spagna.

Diverse sono le ipotesi di questa mossa unilaterale: forse l’Eta ha stimato, considerato l’alto numero di arresti e condanne che hanno falcidiato l’organizzazione, poco conveniente proseguire sulla strada della lotta armata. Probabilmente è intenzionata a praticare altri canali quali quello politico (decisamente più accettabile per l’opinione pubblica) o quello economico (molto più redditizio, se consideriamo che l’Eta ha il controllo del porto di Bilbao, porta d’ingresso europea dell’eroina). E forse, ed è sembrato a molti, ha accettato lo scambio con l’indebolimento delle ferree misure carcerarie a cui sono sottoposti i militanti dell’Eta, proposto dai governi spagnolo e francese in cambio di un “ammorbidimento” dell’organizzazione.

Il tutto per raggiungere un sogno per molti utopistico, e cioè quello dell’indipendenza del paese basco teorizzata in pieno franchismo. La già larghissima autonomia politica e amministrativa concessa alla regione non basta infatti ai separatisti, che ricordano come il paese basco sia storicamente diviso dalla Spagna sia per ragioni etniche che linguistiche, e vagheggiano un’anacronistica ed antistorica scissione in seno alla penisola iberica.

La fine della lotta armata (comunque non perfezionata, dal momento che l’Eta per il momento continua ad esistere benché disarmata) non è stata ancora raggiunta, sebbene dalla tregua del 2011 non sia più stato sparso sangue. Ma è comunque da apprezzare questo sforzo verso la distensione, in un’epoca in cui il mondo ne ha veramente abbastanza di morte e violenza.

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