I giudici fermano Uber: “è concorrenza sleale”. Entro 10 giorni stop al servizio di Ncc

Uber

Il Tribunale di Roma vieta “di porre in essere il servizio di trasporto pubblico non di linea con l’uso dell’app Uber Black” e tutte le applicazioni analoghe. Esultano i tassisti

Dopo una serie infinita di scioperi e proteste, il Tribunale di Roma accoglie il ricorso dei tassisti e blocca il servizio Uber Black. Il giudice della nona sezione civile ha ordinato il blocco, entro 10 giorni, del servizio di noleggio con conducente più famoso al mondo. E ovviamente, anche di tutte le app ad esso connesse: Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-XL, e Uber-Van. La sentenza di ieri ha “accertato la condotta di concorrenza sleale” della multinazionale americana, e ha disposto “il blocco di dette applicazioni con riferimento alle richieste provenienti dal territorio italiano, nonché di effettuare la promozione e la pubblicizzazione di detti servizi sul territorio nazionale”.

Salatissime le multe per i trasgressori: sulla multinazionale statunitense incomberà una penale di 10mila euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento. E tutti gli autisti delle berline nere che ignoreranno le disposizioni del Tribunale rischiano una sanzione di 100 euro. Non si sono fatte attendere le repliche dell’azienda: “Siamo allibiti per quanto annunciato dall’ordinanza del Tribunale, che va nella direzione opposta rispetto al decreto Milleproroghe e alla normativa europea. Faremo appello contro questa decisione, basata su una legge vecchia di 25 anni e che non rispecchia più i tempi attuali, per permettere a migliaia di autisti professionisti di continuare a lavorare grazie all’app, e alle persone di avere maggiore scelta. Ora il governo non può perdere altro tempo ma deve decidere se rimanere ancorato al passato, tutelando rendite di posizione, o permettere agli italiani di beneficiare di nuove tecnologie come Uber”. 

Esultano i tassisti, e con loro anche il portavoce nazionale di Federtaxi Federico Rolando: “dopo la sentenza di Torino che ha condannato Uber nella versione pop, anche per quella black è stata riconosciuta la concorrenza sleale. “Alla luce di tali, definitive decisioni – commenta invece Valter Drovetto, vicesegretario nazionale Ugl/Taxi – invito il ministro a prendere una netta posizione nel merito, che tuteli il servizio pubblico in modo definitivo”.

A prendere le difese della multinazionale americana ci ha pensato il Codacons. Il Coordinamento delle associazioni per la tutela dei consumatori si è scagliato contro la sentenza del Tribunale di Roma: “una decisione che riporta l’Italia al Medioevo -commentano i vertici dell’associazione – Con il blocco dei servizi Uber tramite app l’Italia viene rispedita indietro di decenni, mentre tutti gli altri paesi vanno avanti e si adeguano alle nuove offerte del mercato”.

Per ora i tassisti possono dormire sonni tranquilli. Il nemico è stato sconfitto, e le licenze pagate fior di quattrini non rischiano di finire nei bidoni dell’immondizia. Ma cosa faranno i tassisti (anche quelli di Uber) quando tra qualche anno scenderanno in campo le automobili “intelligenti” di Waymo? Ai posteri l’ardua sentenza.

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