Malagiustizia: l’assurda storia del poliziotto innocente finito in carcere

“Arrestato con l’accusa più grave per un poliziotto: concorso in traffico di stupefacenti. Torturato fino a confessare un reato mai commesso”.

Inizia così la storia, riportata in esclusiva dal sito errorigiudiziari.com (clicca qui), di Angelo Cangianiello, un agente costretto all’umiliazione del carcere da innocente, alla frustrazione di dover restituire distintivo e pistola d’ordinanza. E, naturalmente, una carriera rovinata, insieme alla propria reputazione.

Dopo 31 anni anni, però, finalmente ha avuto giustizia. Ma ora che è uscita la verità non basteranno certo risarcimenti e scuse per restituire al poliziotto ciò che gli è stato tolto, il dono più importante per ogni uomo: la dignità.

Intervistato sulla vicenda che, suo malgrado, lo ha vist protagonista, assistito alla grande dagli avvocati Pardo Cellini e Baldassarre Lauria, ha raccontato tutti i particolari.

Cosa è successo in quel marzo del 1986, giorno in cui la sua vita è cambiata per sempre?

Ero in servizio a Roma da 4 anni. Ma già dopo due mi ero fatto apprezzare al punto che mi destinarono alla Presidenza del Consiglio, ufficio scorte. Per me, un ragazzo di Caserta di 24 anni, era un ottimo trampolino per la carriera“.

E dopo che accade?

“Il 3 marzo vengo convocato d’urgenza all’autoparco della Presidenza del Consiglio. Non mi stupisco più di tanto. E invece quando arrivo mi viene chiesto di mettere sul tavolo tesserino, manette e pistola di ordinanza. Poi vengo ammanettato. Non capisco, chiedo lumi, ma niente: nessuno mi dice nulla. Mi mettono in un’auto diretta a Caserta”.

È l’inizio della fine. I colleghi non gli dicono nulla. Tutti in silenzio, quasi omertosi. “Solo al mio arrivo alla questura della mia città natale, mi rendo conto: il sostituto procuratore di Caserta ha disposto decine di arresti per un’inchiesta sul traffico di stupefacenti. Dalle 11.30 alle 18 vengo tenuto in una stanza con un collega che ancora oggi non riesco a definire tale.

È proprio in quella stanza che perderà la sua dignità. “Tra una sessione e l’altra di domande da parte del sostituto procuratore, questo poliziotto mi picchiava ripetutamente. Schiaffi sul viso, pugni ai fianchi e allo stomaco. Mi stringeva i testicoli tra le mani con tutta la forza, urlavo per il dolore, mi veniva da piangere. In quelle condizioni chiunque sarebbe disposto ad autoaccusarsi di qualunque reato”.

Angelo è dunque costretto a confessare e finisce nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, dove ci rimane per quasi due anni, di cui 4 mesi in isolamento Da innocente.

Sostenevano che avessi fatto da intermediario per un acquisto di droga tra un trafficante e due esponenti di una banda, uno dei quali era mio fratello. Tutte balle“.

Dopo esser stato condannato ad un anno e 6 mesi, deve dire addio alla sua carriera da poliziotto. Adesso è venuto fuori l’equivoco. Ma la rabbia resterà per sempre.

Ricordo ancora il disprezzo e gli sguardi dei colleghi. Forse davo fastidio, ero bravo nel mio lavoro, avrei fatto carriera. Ma una cosa l’ho capita: almeno una minima parte della giustizia italiana funziona”.

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