Fini & Tulliani Connection, l’ombra della Mafia sulla vicenda ?

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A sollevare il dubbio è “La Verità” che cita una recente informativa del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza. Documento che getterebbe un’ombra inquietante sui soldi che, secondo la Procura di Roma, sarebbero affluiti dalle Antille Olandesi verso i conti di Fini e compagnia (poco) bella.

Come ricorderete, la vicenda coinvolge anche il re delle slot machine Francesco Corallo, arrestato lo scorso dicembre, al quale vengono contestati reati per associazione a delinquere, peculato e riciclaggio. Nonché evasione fiscale per almeno 215 milioni di euro. Suo padre Gaetano, condannato in Italia per associazione a delinquere e considerato uomo di fiducia del boss Nitto Santapaola, lo scorso novembre ha fatto causa al figlio con l’accusa di essersi appropriato – attraverso «la falsificazione di firme e documenti» – di alcuni beni che gli aveva “affidato” (tra soldi e proprietà dalle origini alquanto fumose) e che ora reclama.

Nell’ordinanza di custodia cautelare di Francesco Corallo, il giudice Simonetta D’ Alessandro scrive: «Gaetano Corallo ha avuto uno stretto legame con Nitto Santapaola (…) condannato all’ergastolo per la strage di Capaci; per l’ omicidio del giornalista Giuseppe Fava; per il delitto Dalla Chiesa; per il delitto Borsellino (…) Santapaola ha sempre mantenuto uno stretto legame con il gioco e i casinò, come strumenti di reimpiego (…) Gaetano Corallo e Rosario Spadaro erano indicati come soggetti vicini a Nitto Santapaola, trasferitisi alle Antille Olandesi per investire in numerose attività economiche (casinò, alberghi, realtà immobiliari), anche nell’interesse del clan. E anche nelle Antille, secondo le risultanze di polizia, essi curavano il mantenimento di stretti rapporti, risultando il Santapaola loro ospite».

Secondo gli inquirenti, dunque, Corallo senior e il boss mafioso condividevano, oltre all’amicizia, anche certi “affari”. Tant’è che quando, nel 1985, il fratello del boss Giuseppe Santapaola venne arrestato, gli fu trovato in tasca un indirizzo di Sint Maarten, dove guarda caso Corallo ha un casinò, con a fianco il nome di quest’ultimo. Non solo. Durante il processo dei casinò un testimone disse che Giuseppe De Rosa, socio di Corallo, gli aveva «accennato al ruolo del Santapaola quale nume tutelare del gruppo».

Nonostante Francesco e il fratello Carmelo Maurizio Corallo abbiano sempre sostenuto di «non intrattenere rapporti con il padre Gaetano», il gip D’Alessandro nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Corallo aveva sottolineato il nemmeno tanto sottile fil rouge che collega il patrimonio del padre a quello del figlio: «Vi sono elementi che consentono di affermare che Corallo Francesco abbia intrattenuto rapporti con il padre Gaetano anche nella gestione delle attività relative ai casinò all’ estero». Vari elementi concorrono a «dimostrare che Francesco Corallo abbia beneficiato delle attività economiche avviate dal padre soprattutto nelle Antille Olandesi e vi abbia contribuito», puntualizza il gip.

In un’intervista al Daily Herald Corallo senior dichiarò: «Nel 2004 mio figlio mi disse allora che la cosa migliore da fare per l’azienda era quello di mantenere una certa distanza in modo da consentire all’azienda di crescere. Essere collegata al mio nome avrebbe ostacolato la crescita della società. A quel tempo, mio figlio stava richiedendo una licenza per aprire una società di slot machine in Italia. La richiesta è stata accolta e da allora ha avuto successo». Dunque quando Corallo ottenne la concessione dal governo Berlusconi, la società anonima Atlantis World avrebbe contemplato anche soldi dell’amico di Nitto Santapaola.

Nel 2012 la Corte dei conti ha chiesto indietro alle società di Corallo junior 845 milioni, successivamente ridotti a 335 (e la pena è stata sospesa). Subito dopo Corallo avrebbe versato ai famigliari e ai collaboratori dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini più di 7 milioni di euro. E, della serie prendi i soldi e scappa, al momento suo cognato Giancarlo Tulliani si trova, da latitante, a Dubai.

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