UGL: le conferenze programmatiche patchwork e la guerra delle parole (inutili)

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Capone si è fatto rieleggere una terza volta nell’agosto del 2015 da un consiglio nazionale falcidiato da una serie di espulsioni di dirigenti sindacali rei solo di aver chiesto il rispetto dello statuto confederale.

Attenzione però: questa elezione è arrivata nonostante la sentenza del giudice Garri che conferma l’ordinanza già emessa a suo tempo relativamente alla nullità dell’elezione di Paolo Capone a segretario dell’Ugl e nonostante ci sia stata un’ulteriore ordinanza del giudice Cecilia Bernardo (ancora valida) che ha sospeso anche la seconda elezione che, molto probabilmente, sarà confermata dalla sentenza che dovrebbe uscire tra non molto.

La storia è nota e, come ha già dimostrato, ordinanze o sentenze vengono regolarmente ignorate dall’attuale dirigenza dell’Ugl: Capone continua a svolgere le mansioni di segretario generale di una confederazione ormai ridotta al lumicino sia in termini organizzativi che di rappresentanza sui tavoli della contrattazione pubblica e privata. Ultimamente ci sono state dimissioni eccellenti di sindacalisti che ricoprivano ruoli di primaria importanza, nella sanità, nel credito e nella funzione pubblica. Per non parlare poi dell’abbandono di Renata Polverini che ha “mollato” l’Ugl per sponsorizzare una sigla di datori di lavoro o, dulcis in fundo dell’espulsione (non resa pubblica) di Stefano Cetica già segretario generale, già presidente dell’Enas e che insieme alla Polverini ha ricevuto l’avviso di garanzia per le spese effettuate con le arcinote carte di credito pagate con i contributi dei lavoratori.

Questi fatti, che in organizzazioni “normali” avrebbero provocato un terremoto organizzativo, in via delle Botteghe oscure sembra non abbiano intaccato la volontà di Capone & C. di andare avanti Anzi, uscita la Polverini, si pensava che alcuni metodi fossero del tutto accantonati mentre vigono ancora e, anche se non con la stessa evidenza, mietono vittime e lasciano spazio a malumori che crescono quotidianamente nella base che, specialmente sui territori, fa fatica ad andare avanti, ma lotta lo stesso per il bene del sindacato.

In questo delirio di onnipotenza, Capone &C. invece di scegliere la strada del congresso, da più parti chiesta vista la situazione, hanno preferito non “una” conferenza programmatica, che in qualche modo somigliando ad un piccolo congresso poteva mettere insieme tutte le anime della confederazione cercando di fare una sintesi (vera), ma tante micro conferenze programmatiche con titoli diversi e con partecipanti che il più delle volte nulla avevano a che fare con il sindacato. Così si è cominciato a Venezia, parlando di tradimento del capitale, si è proseguito a Torino, con la crisi del buon senso economico, andando poi ad Enna con Globalizzazione, la promessa mancata, spostandosi poi a Salerno, con un nuovo rapporto con la politica, scendendo a Bari, con l’avanguardia della cultura sociale e l’11 aprile a Cagliari, con la società del mezzo lavoro. Per carità tutti temi interessanti ma che, per dirla alla Di Pietro, non c’azzeccano niente con la crisi organizzativa che l’Ugl sta attraversando e che rischia di portare all’estinzione quella che una volta era la quarta confederazione maggiormente rappresentativa sul piano nazionale.

Insomma un bel “bla-bla” di tutto, pur di non affrontare il tema serio della “governance” della confederazione che rimane ancora sub iudice nonostante i proclami trionfali e rassicuranti di Capone & C. Ammesso (e non concesso) che lui e i suoi sostenitori avessero ragione, il buon senso avrebbe suggerito che un’assise, chiamatela congresso o conferenza programmatica e/o organizzativa, fosse necessaria per affrontare i temi del “dopo quello che è successo” con i dirigenti territoriali e di categoria riuniti tutti insieme. Non basta riconvocare il consiglio nazionale che ormai, come è noto, è composto, in buona parte, da dipendenti del sindacato e del patronato o dai noti ottuagenari che rappresentano solo loro stessi e il rimborso spese che percepiscono, non basta celebrare il 1 maggio a Latina per rifarsi una “verginità culturale” dopo i recenti fatti accaduti, serve un confronto serio che metta la dirigenza del sindacato faccia a faccia con coloro che tutti i giorni lottano per una sigla che ormai è sui giornali non certo per la sua attività sindacale ma per ben altri e meno nobili motivi.

L’Ugl, ammesso che sia ancora in tempo, dovrà fare i conti con la propria base e chi ha sbagliato dovrà assumersene le responsabilità. Lo chiedono a gran voce i suoi associati e a niente servono le difese d’ufficio che vengono postate sui social e sui nostri articoli per dimostrare che ormai tutto va bene e non ci sono problemi. Le reazioni di tantissimi dirigenti sindacali dimostrano che si può perdonare tutto ammesso che si abbia il coraggio di ammettere e riparare ai propri errori e forse questa Settimana Santa potrebbe anche aiutare a riflettere ma l’impressione che gli errori di pochi debbano essere pagati dai tanti, sovrasta su tutto questo eventuale scenario possibile.

Se in questi giorni i Credenti celebrano la resurrezione che ha vinto la morte, in via delle botteghe oscure di risorgere non c’è nemmeno l’ombra e si va avanti con le conferenze programmatiche patchwork e la guerra delle parole (inutili) ma ormai, in tanti, si stanno mettendo l’anima in pace sapendo che nulla cambierà.

L’importante e dare titoloni a conferenze che ad altro non servono se non a fornire inutili passerelle in cerca di padrini politici nuovi dopo l’uscita di scena della Polverini e chissà se dentro l’uovo di pasqua qualcuno non pensi di far riapparire chi si pensa scomparso/a definitivamente dalla scena dell’Ugl?

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13 Commenti

  1. Bianco Bianchi said:

    Mah, leggo di “lenti di ingrandimento” che dovrebbero focalizzare su Patronato Enas, Caf Ugl e su Fonditalia.
    Poi mi chiedo come mai la GdF non sia ancora intervenuta a far chiarezza innanzi a tutte queste “rivelazioni” in un senso e nell’altro, c’è da star poco sereni!!

  2. Romina said:

    ENAS un patronato in completo fallimento che però nn si capisce perché è ancora aperto anche senza avere il punteggio richiesto!
    O forse a Capone la “sig.ra” Polverini serve ancora perché aiuta questo baraccone in completo fallimento?

    • Freddo said:

      Ha ragione da vendere signora….il bello è che su questo punteggio, da anni scarsissimo, siamo alle comiche con l’ex presidente a cui veniva rimproverato di non aver raggiunto l’obiettivo..punteggio che invece adesso magicamente esiste!! neanche a scherzi a parte!

  3. Antonio said:

    Accurata ricognizione dell’Enas ma dagli ultimi 10 anni, in cui sono stati assunte più persone del patronato della CGIL avendo un decimo dei punti.
    Portaborse, autisti, segretarie particolari erano in conto dell’Enas senza aver mai lavorato per il Patronato.
    Per non parlare di chi prendeva lo stipendio ma nessuno sapeva chi fosse e cosa facesse.

  4. giuseppe said:

    Qui caro Visconti i giusti commenti dei lettori sono solo la punta dell’iceberg di quello che sta sotto. Al CAF e all’ENAS andrebbe aggiunto ad esempio anche il caso di un ente che risponde al nome di FONDITALIA. Bisognerebbe usare la lente d’ingrandimento. Sono certo che dall’analisi emergerebbero delle cosucce davvero interessanti.

  5. Elena Gola said:

    La nuova tendenza è quella che giunge da alcuni segretari confederali, da costoro trapela infatti, con sempre maggiore insistenza, il messaggio che non ci sono correnti o spaccature, che bisogna tacere, non divulgare notizie sconvenienti e soprattutto che non bisogna disturbare il guidatore, al secolo: il Segretario Generale unto dal signore. “Tutti lo ascoltano e tutti si assoggettano ad esso, certo io sarei meglio di lui, ma per adesso va bene così”. “Vedrete” recita l’indottrinamento esercitato alla maniera del Karma di Gabbani “che presto le cose andranno nella giusta direzione, e poi ci saranno i congressi …” Con l’approssimarsi della Pasqua, il tutto potrebbe apparire come un atto di fede; è pertanto attesa una resurrezione. Intanto ci sono interi territori in rivolta che continuano a scrivere in confederazione denunciando malefatte e scorrettezze, ma nessuno risponde. Forse perché le risposte renderebbero impossibile la blindatura dei congressi. Povera Ugl !

  6. Alessandro said:

    Se vuole sig.Visconti le do un aiutino. Inizi dai fondi pensione dei dipendenti non versati dal 2014…..

    • Massimo Visconti said:

      Sono sempre a disposizione signor Alessandro ovviamente con prove concrete. Se vuole può contattarmi privatamente sulla mia pagina Facebook

  7. Freddo said:

    Infatti se si mettesse a scandagliare la situazione del Patronato ne avrebbe di articoli da scrivere sig.Visconti…

  8. Alessandro said:

    Perché non fa un’accurata ricognizione anche per l’Enas? Ne uscirebbero delle belle

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