M5S, pronto il primo film da “Istituto Luce” dei grillini

M5S, Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle
Un frame del documentario sul M5S

In questi anni, quelli del M5S si sono riempiti la bocca di paroloni altisonanti, affermando di rappresentare “il nuovo” in quel mondo politico che ha ormai stufato i cittadini. Eppure alla fine utilizzano mezzi del Ventennio fascista (oddio, fascista!) con tanto di filmati creati ad hoc per fare propaganda.

Inutile negarlo: il M5S è fatto da persone semplici per menti semplici. E, quindi, facilmente impressionabili. Un po’ come lo erano gli italiani al tempo del Duce, affascinati dai suoi messaggi forti, schietti e immediatamente comprensibili. E allora perché non fare come Mussolini che, attraverso l’Istituto Luce, propinava ai suoi cittadini la “sua” verità, fabbricando consenso?

Ecco così che viene “confezionato” addirittura un docufilm dal titolo “Tutti a casa – Inside Movimento 5 stelle”, che verrà proiettato (a pagamento?) nelle sale cinematografiche di tutta Italia il prossimo 24 aprile: che fate, non ci andate?

Sarà un’occasione per vedere il “dietro le quinte” del M5S e la storia personale e politica di quattro senatori grillini protagonisti della pellicola, diretta dalla danese Lise Birk Pedersen che si è approcciata al Movimento con la stessa curiosità di un entomologo che studia una colonia di insetti bizzarri.

Nel docufilm (rigorosamente chiamati solo per nome, ché loro sono umili cittadini, mica star di Hollywood) troviamo i senatori Paola Taverna (che, giura, nemmeno voleva fare la politica: «io volevo lavorare a 1800 euro al mese, godermi il fatto di essere una donna, andare a prendere mio figlio, progettare le vacanze. Una vita normale»), Alberto Airola, Mario Michele Giarrusso e Luis Alberto Orellana.

Cinquantotto minuti della vostra vita che nessuno vi restituirà mai più, ma che noi (per spirito di carità) abbiamo sacrificato visionando il film sul M5S in anteprima.

La documentarista danese ha avuto accesso esclusivo a riunioni e incontri di Grillo e del movimento: le immagine girate, spiega il comunicato ufficiale “offrono allo spettatore uno sguardo unico e inedito del backstage del fenomeno che ha rivoluzionato l’assetto politico italiano. La regista è la sola testimone invitata a seguire incontri a porte chiuse tra i pentastellati e il loro leader“.

Il film, inframmezzato dai vari cori “O-ne-stà O-ne-stà” e “Tu-tti-a-ca-sa” “Tu-tti-a-ca-sa” (“Du-ce! Du-ce!” ah no, scusate), è infarcito di spezzoni dei momenti cult dell’esperienza politica di Beppe Grillo che condivide con Mussolini una ragguardevole abilità nel riempire le piazze e infiammare le folle, parlando alla pancia della gente.

Ma qui tutto manipolato ad hoc.

Mario Michele Giarrusso, avvocato antimafia, ricorda la strage di Capaci (che c’entra? tutto c’entra, quando si vuole colpire emotivamente le persone) e spiega che quel giorno l’Italia si divise in due: una parte buona e un’altra composta dalla Mafia e da chi la sostiene. E magicamente appaiono le foto di Berlusconi, manco fosse stato lui a far saltare in aria il giudice Falcone. Ma sì, l’importante è che il popolo faccia la “giusta” associazione mentale.

Alberto Airola, di professione fotografo, passa “per caso” davanti a una scritta su un muro di Torino che dice “Agnelli carogna”. E ride, spiegando che si riferisce alla proprietà della Fiat. Partono foto in bianco e nero dei tempi d’oro dell’azienda (quando c’era ancora l’Avvocato). Nessun commento che giustifichi questa sequenza di immagini e lo scherno ad Agnelli. Ma tant’è. Dopo questo spassosissimo intermezzo, il nostro fotografo prestato alla politica mostra un cantiere fermo (a suo dire) da ben 25 anni:  «è scandaloso che questi signori [chi?] non siano riusciti a fare qualcosa di normale come una strada». Ma qualcuno non gli poteva preparare i testi, almeno?

L’assistente di laboratorio Paola Taverna ci racconta che paga 350 euro di mutuo per la casa, dai 70 ai 150 euro di bollette ogni due mesi, spese per la macchina, il bollo, la benzina, il cibo e l’occorrente per il figlio. Ed ecco che i 900 euro del suo stipendio svaniscono in un istante. Ora bisogna capire se parla della remunerazione che riceve per la sua professione o di quanto le resta in tasca dei 10.435 euro lordi circa che riceve come indennità da parlamentare (al netto dei soldi restituiti al M5S che, però, dal gennaio 2017 non appaiono più sul sito). Ma che importa? La Taverna è una donna vera, non di quelle, citiamo Grillo, «con le labbra di polistirolo e i culi di gomma, ma di quelle che tirano su dei figli e sanno come lavorare». E partono tenere immagini della senatrice “versione mamma”, mentre passa le giornate col suo bambino. Se non è propaganda questa…

Buona parte del film parla di Berlusconi visto come il male assoluto dell’Italia. «Un pagliaccio» sentenzia l’assistente di laboratorio. «In realtà – spiega al mondo – tutto il problema italiano è dovuto a quella “cosa”», accusando l’ex Presidente del Consiglio di aver fatto a sua volta propaganda per vent’anni, dicendo – attraverso le sue reti televisive – che andava tutto bene. Partono immagini di repertorio, con l’allegra brigata del Bagaglino et similia. Italia Paese delle favole.

Fortuna che poi è arrivato Grillo col suo blog a svegliare gli italiani. Partono schermate una frase celebre del fondatore del M5S: “Non sono interessato ai vostri voti. Senza la vostra partecipazione. Il vostro diretto coinvolgimento”. Immagini ipnotiche. Un vero e proprio lavaggio del cervello che, se non hai un minimo di senso critico, ti ritrovi in un attimo grillino senza nemmeno accorgertene.

Arriva il turno del marketing manager Luis Alberto Orellana che ricorda un episodio “poco onorevole” della vita parlamentare: quando, nel 2008,  il senatore di An, Nino Strano si ingozzò di mortadella per festeggiare la caduta del governo Prodi. Nemmeno un accenno, però, alle pagliacciate di cui si sono resi protagonisti i grillini nel corso degli anni. Ma vabbè, dettagli.

Ma che razza di propaganda politica sarebbe se si attaccasse solo la destra?

Ecco allora che, nella seconda parte del film, si infama un po’ anche il PD, colpevole, secondo Airola, «di non aver fatto mai niente per opporsi realmente a Berlusconi». Ci risiamo. Una fine analisi politica: «La gente ormai pensa che Berlusconi sia il vero nemico della democrazia e invece il Pd sia il garante di tutti i diritti democratici. Non è così. Altrimenti non mi sarei messo nel Movimento 5 Stelle. Avrei continuato a votare o uno o l’altro». Continuato?

Ritorna l’avvocato Giarrusso: «Il Pd aveva promesso di non fare un governo con Berlusconi. L’unica speranza di raggiungere la maggioranza per il Pd era con noi». Interviene il fotografo: «E se avessimo accettato un’alleanza con il Pd avremmo potuto far fuori Berlusconi e realizzare il sogno della gente». Seguono immagini dell’ex premier insultato dai cittadini al grido di “buffone”.

Entriamo in Parlamento: i grillini, ripresi seduti educatamente al loro posto. Gli “altri”, invece, mentre fanno comunella ridacchiando sguaiati. Una sequela di immagini che dire che sono state strumentalizzate per essere montate ad arte è un eufemismo. Ma tant’è. E siamo solo al minuto 15 su 58.

Seguono immagini degli incontri a porte chiuse tra i grillini che discutono alte strategie politiche. Ogni parola (persino le parolacce) studiata a tavolino. Con tanto di copione per ogni intervento. Forse, a ben guardare, ‘sti qui son quasi meglio come attori che come politici. Viene mandata in onda anche una (finta?) bagarre con alcuni cittadini che hanno votato il M5S e che poi se ne sono pentiti. Giusto perché non si dicano solo cose buone. Da Oscar.

Scorriamo avanti veloci: banalità, retorica, Berlusconi, demagogia, Berlusconi, Berlusconi. Frasi fatte. Di nuovo Berlusconi. E il Pd che ha fatto un accordo segreto con lui. La musica incalza. Napolitano rieletto presidente al posto di Rodotà. L’ineluttabilità del male. Beppe Grillo con la voce rotta dal pianto.

Ecco che si parla dell’emblematico caso della grillina Adele Gambaro che ha manifestato apertamente  il suo disaccordo con le strategie di Grillo. Espulsa. Ma non senza aver dimostrato la ratio (seppur sofferta, con tanto di lacrime agli occhi) dietro tal decisione. Un colpo al cerchio e uno alla botte.

Durante la riunione in cui i pentastellati dovevano decidere la sorte della loro collega, arriva, a sorpresa, lo show della Taverna che parlando dei deputati che hanno osato criticare Grillo, ricorda loro: «Non sputate nel piatto dove mangiate […] State qui per grazia ricevuta e per buon merito di Grillo […] se no non mi c’avrebbe mandato manco mi’ madre qua dentro a governa’ ‘sto Paese e adesso vi prendete il lusso di sentirvi senatori e deputati … senatori e deputati un cazzo… Noi siamo cittadini. Chi non si sente parte del Movimento è padrone di far politica dove cazzo gli pare». Chissà come commenterebbe Nilde Iotti.

Seguono poi considerazioni critiche di alcuni onorevoli grillini, seduti al tavolo di un ristorante, nei confronti di Grillo. Ma quanto mai potranno essere spontanei e veritieri se fatti di fronte a una troupe televisiva con tanto di regista? Mah.

Ecco che si parla di nuovo di Berlusconi. «Bisogna capire che negli ultimi anni ha avuto 4o processi, per corruzione, frode, persino sesso con minorenni. Ma la sua posizione in Parlamento gli ha permesso di evitare ogni condanna». Un dettaglio: mentre il grillino parla, i sottotitoli in inglese riportano, correttamente, l’espressione “immunità parlamentare”, rivolgendosi all’ex premier. Ma in realtà lui, in italiano, continua a ripetere “impunità parlamentare”. Quando dici l’onestà intellettuale.

Si parla di Berlusconi (e che palle) per i successivi 5 minuti: si arriva alla sua decadenza, con in sottofondo il Magnificat di Bach. Un evento che Giarrusso definisce la sintesi delle lotte di tutta una vita. Ma trovarsi un hobby, no? Seguono immagini di giubilo dei grillini per la caduta di Silvio. Il primo di una lunga serie: “Tutti a casa”, “Tutti a casa”.

Ma la gioia dura poco. Riparte la musica triste. Giarrusso mostra una lettera anonima con minacce di morte indirizzata a lui e ad altri 15 senatori che hanno votato a favore della decadenza di Berlusconi. Sotto, “la foto di piazzale Loreto, quella storica” con Mussolini e Claretta Petacci a testa in giù.

Di nuovo le critiche (a favore di telecamera) dei parlamentari grillini nei confronti del loro leader. Un anno dopo (inizio 2015) sono 36 i grillini che hanno abbandonato il M5S andando a rifugiarsi in altri partiti o nell’eterogeneo Gruppo Misto. Dalla regia ci informano che sta per scoppiare un altro grande scandalo di corruzione e, udite udite, “il Movimento è l’unico partito [ma non è un partito! NdR] a non essere implicato“.

Coraggio, mancano solo 4 minuti: esilaranti. Si vede Airola al telefono con un non meglio specificato “presidente” mentre dice queste parole: «Senta: i miei colleghi alla Camera, e la Presidente qui anche,  mi dicono di rendere inammissibili gli emendamenti alla stabilità più scandalosamente personalistici. Questo nell’interesse nostro, del nostro Paese, mio. Suo. Certo Presidente. Finché si tratta di usare questi numeri… ma no, ma lo immagino! [sguardo contrariato] Sì, ma questo lo so Presidente. [Suono del “tututu” del telefono riattaccato]

Una messinscena imbarazzante. Ma il guaio è che ci sarà chi, vedendola, penserà che questo fantomatico Presidente (della Repubblica? del Consiglio?) abbia davvero reagito così.

Il film si conclude (finalmente) con alcune frasi di Grillo durante un comizio, e le inquadrature dei suoi sostenitori tra il triste e lo sfiduciato. Un po’ come noi, di fronte a questo (brutto) lavoro di propaganda. Quantomeno voi ve lo siete risparmiato.

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