Roma, strutture religiose: un florido business in costante crescita

Roma

A Roma il numero degli “alberghi religiosi” continua ad aumentare vertiginosamente: circa il 5% ogni anno. Queste strutture ricettive sono esenti dal pagamento dell’Imu. Più che “luoghi adibiti al pellegrinaggio”, sembrano dei veri e propri hotel che sfruttano un vuoto normativo per lucrare senza scrupoli.

Il panorama ricettivo di Roma è tanto vasto quanto complesso. Da una parte ci sono i convenzionali hotel e b&b, che offrono ai turisti il 55% delle strutture ricettive operanti sul territorio romano. Poi ci sono le case vacanze (15%), il vero fulcro della sharing economy che il Governo sta cercando disperatamente di regolamentare (vedi qui). Ma col passare degli anni, la Capitale mondiale della cristianità si è anche attrezzata per accogliere il continuo flusso di pellegrini provenienti da ogni angolo della terra. Un vero e proprio arcipelago di strutture che spazia tra Aurelia, via del Casaletto e via Cassia, ma che comprende anche Ostiense, San Giovanni e Trastevere.

A Roma le “case d’ospitalità religiosa” sono poco meno di 350, circa il 30% della richiesta di posti letto della Capitale (94.926 per la precisione). Una vera potenza economica che, a partire dal Giubileo del 2000, è andata rafforzandosi ogni giorno di più. Il loro numero è cresciuto del 5% ogni anno, fino a costituire un florido business divenuto oggetto di numerose polemiche, soprattutto sotto il profilo fiscale.

Si tratta di Onlus o associazioni gestite da congregazioni religiose. Una valida alternativa ad alberghi costosi, b&b fuorimano e squallidi ostelli. Vantano un tasso d’occupazione superiore all’80%, circa il 6% in più rispetto a un convenzionale hotel a 3 stelle. Ma a differenza di quest’ultimi, gli affari continuano a procedere a gonfie vele, nonostante il problema rifiuti e la paura del terrorismo.

“Circa il 40% di queste strutture – confessa un anonimo sul secondo numero di Osservatorio sulla Capitalenon ha scopo di lucro, ma fa un’attività di accoglienza per gruppi di religiosi o per parrocchie, accontentandosi solo di un’offerta per coprire le spese. Queste realtà sono presenti nel territorio di Roma Comune, come in provincia”.

 Peccato che questo 40% sia completamente esente dal pagamento dell’Imu. Vale a dire, – secondo l’Anci – un mancato introito tra i 40 e i 100 milioni di euro. Stime più volte confermate (e contestate) anche dai Radicali di Marco Pannella, che accusano le strutture religiose di “fiscalità opaca, con parte del personale che lavora in nero o in modo semi volontario, dunque senza contributi e versamenti di altro tipo”.

“A Roma chi si serve delle nostre strutture ha a che fare principalmente con il turismo religioso, dunque con le visite a San Pietro e a tutti quei luoghi legati alla Cristianità. Mentre nel resto d’Italia si tratta di un turismo più variegato, legato anche a viaggi di tipo culturale”, ribattono da Ospitalitareligiosa.it.

Ma per soggiornare in queste strutture non è sempre necessario avere a che fare col turismo religioso o essere dei cattolici sfegatati. L’offerta è ampia e piuttosto variegata. Si passa dalla Casa romana del Clero a cui possono accedere solo i religiosi, alla Bonus Pastor, nota per le sue rifiniture di prima qualità con vista San Pietro, dove possono pernottare anche gli atei più incalliti. Poi all’Aventino c’è il gioiello delle Suore Camaldolesi: ampi e decorati spazi verdi, giardini, alberi da frutta e persino un orto da coltivare. Un’atmosfera bucolica nel cuore di Roma. E giustamente, a un’offerta variegata corrispondono prezzi altrettanto variegati. Da un minimo di 40 euro a notte (per persona) fino a un massimo di 100. L’ecosistema cristiano conta circa 7 milioni di presenze annuali, per un giro d’affari che si assesta intorno ai due miliardi.

“La carità rende le monache sollecite a comprendere le necessità spirituali degli ospiti e le fa anche attente a cogliere con umiltà e reciproca edificazione le istanze che la Chiesa e il mondo pongono alla consacrazione monastica”, è la nota di benvenuto che compare sul sito della struttura. Le suore hanno anche una mensa per i poveri. I turisti, cono una settantina di euro a notte, riescono a cavarsela.

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