Centri commerciali: Pasqua, “battaglia di civiltà” tra multe e scioperi

Tra stangate per le attività aperte e scioperi dei lavoratori di alcuni centri commerciali è stata una Pasqua – con annesso Lunedì dell’Angelo – piuttosto rovente.

Secondo i dati forniti dalla Cgia di Mestre, sono 4,7 milioni gli italiani che hanno lavorato di domenica e una buona parte di questi ha svolto attività in centri commerciali, in fabbrica o in ufficio anche a Pasqua. Tra questi, 3,4 sono dipendenti e gli altri 1,3 sono autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori). Nel commercio gli occupati sono 579.000 pari al 29,6%. «Negli ultimi anni — ha sottolineato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo — il trend degli occupati di domenica è aumentato costantemente sia tra i dipendenti sia tra gli autonomi. Nel settore commerciale, con la liberalizzazione degli orari introdotta dal governo Monti, una risposta alla crisi è stata quella di aumentare i giorni di apertura. Con la grande distribuzione e gli outlet che durante tutto l’anno faticano a chiudere solo il giorno di Natale e quello di Pasqua, anche le piccolissime attività sono state costrette a tenere aperto anche nei giorni festivi per non perdere clientela».

A Serravalle Scrivia, sabato scorso, centinaia di lavoratori dell’outlet hanno protestato tentando di bloccare le entrate. Sotto accusa è finita la scelta della proprietà McArthurGlen di tenere aperto anche nel weekend pasquale per la prima volta in diciassette anni.

Non solo: i dipendenti hanno denunciato anche il precariato diffuso tra i negozi dell’outlet e diventato ormai una norma nel vasto mondo dei centri commerciali. Secondo uno degli organizzatori, nei giorni precedenti alla manifestazione una serie di ricatti sono stati fatti negli scorsi giorni ai lavoratori precari per impedire la riuscita dello sciopero.

Dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia: i principali centri commerciali hanno scelto di chiudere in attesa che la Corte costituzionale si esprima sul braccio di ferro tra Governo e giunta locale sulla legge regionale. Il provvedimento obbliga i negozi delle città giudicate a non prevalente economia turistica – 186 comuni su 216 – ad abbassare le serrande in dieci giornate festive tra cui Pasqua e Pasquetta. Tra le punizioni, i commercianti possono incorrere in sanzioni fino a 36 mila euro.

È sempre più una battaglia di civiltà quella tra la legge voluta dal vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, e la grande distribuzione che hanno spinto per l’apertura dei centri commerciali non solo a Pasquetta, ma anche a Pasqua.

E a restare aperti la domenica della Resurrezione, sono state alcune attività di Milano tra cui Carrefour, Pam e alcuni negozi minori. Decisione non condivisa dal vicario episcopale Luca Bressan secondo cui “Il rischio è che si faccia un passo indietro nella costruzione del legame che tiene insieme la società. Ciò che sta a cuore alla Chiesa non è semplicemente il fatto che i lavoratori non abbiano poi la possibilità di santificare la festa, quanto che non la vivano più. Che la famiglia non veda più, ad esempio, le madri se sono commesse nei negozi”.

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I sindacati, infine, osservano l’inutilità di restare aperti nelle festività: secondo Fabrizio Russo, segretario nazionale Filcams Cgil, dal 2012 – anno in cui è stata avviata la liberalizzazione degli orari – le vendite non sono aumentate e i licenziamenti non accennano a diminuire. E ora si attende di vedere cosa succederà per il 25 aprile e il 1 maggio.

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